Nel 1495 Ludovico Maria Sforza detto il Moro incaricò Leonardo Da Vinci di affrescare il refettorio del convento della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, scelta come mausoleo per la propria famiglia.

Tre anni più tardi, come ricompensa, il Duca gli concesse un vigneto di 15 pertiche e tre quarti, pari a circa 8.320 mq, situato presso Porta Vercellina, citato da Leonardo in alcuni scritti e nel suo testamento. Nel 1922 lo storico dell’arte Luca Beltrami rintracciò i filari originari in fondo al giardino della Casa degli Atellani, presso il civico 65 di Corso Magenta, ma un incendio nel 1940 e i bombardamenti del 1943 non ne lasciarono traccia.

 

L’intuizione di Luca Maroni che si potessero ancora trovare nel terreno i resti delle radici delle vigne appartenute a Leonardo ha dato il via a ricerche scientifiche sull materiale biologico recuperato attraverso gli scavi.

Con la collaborazione del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano, la direzione scientifica del professor Attilio Scienza e il contributo della genetista Serena Imazio, il DNA della vigna è stato estratto e comparato con un gruppo di vitigni selezionati sulla base di un’accurata indagine storiografica e con il censimento degli erbari italiani ed europei.

L’indagine ha identificato nella Malvasia di Candia aromatica l’uva presente nei filati appartenuti a Leonardo. Nel 2015, in occasione dell’Expo, grazie alla Fondazione Portaluppi e agli eredi di Casa Atellani, è stata reimpiantata la vite originaria, curata oggi dall’azienda agricola Castello di Luzzano.

Le uve raccolte vengono fatte macerare in anfore di terracotta, per poi affinare nello stesso vaso vinario interrato per circa 9-10 mesi fino a ottenere un vino “imbottigliato” in una sorta di decanter, progetto proprio di Leonardo da Vinci.

 

A dieci anni dal recupero di questo grande patrimonio situato nel cuore di Milano, faremo un viaggio alla scoperta di un vitigno che fu in grado di ammaliare il più grande genio mai esistito e oggi rappresenta il fiore all’occhiello dei Colli Piacentini, in virtù di tratti identitari unici che gli permettono di coniugare una sorprendente capacità di racconto della storia e del territorio d’origine a un gusto straordinariamente contemporaneo.

 

I posti disponibili sono limitati, è necessaria la prenotazione al link:

https://forms.gle/QAy972nXxHEdi7F78

 

Al termine della masterclass fino alle ore 17 sarà possibile accedere ai banchi di degustazione con i produttori del Consorzio di tutela vini DOC Colli Piacentini.

a cura della redazione

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Written by giovanni47