

Abemaciclib è ad oggi la prima terapia, dopo più di vent’anni, a dimostrare un beneficio significativo in sopravvivenza globale nella terapia adiuvante del tumore al seno precoce HR+, HER2− ad alto rischio
I risultati a sette anni dello studio di Fase 3 monarchE mostrano che Abemaciclib più terapia endocrina ha prodotto anche benefici mantenuti nel tempo in sopravvivenza libera da malattia invasiva e in sopravvivenza libera da recidiva a distanza.
I dati sono stati pubblicati su “Annals of Oncology” e presentati al Congresso annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO).
Lilly Italia ha annunciato oggi i risultati dell’analisi primaria di sopravvivenza globale (OS) dello studio di Fase 3 monarchE mostrando che il trattamento adiuvante con Abemaciclib più terapia endocrina (ET) per due anni riduce il rischio di morte del 15,8% rispetto alla sola ET e conferisce un miglioramento sostenuto nel tempo della sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS) e della sopravvivenza libera da recidiva a distanza (DRFS), nei pazienti con tumore al seno in stadio precoce, positivo ai recettori ormonali (HR+), negativo al recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2-) ad alto rischio e con linfonodi positivi.
I risultati sono stati pubblicati su Annals of Oncology e sono stati condivisi in una presentazione orale late-breaking al Congresso annuale ESMO, venerdì 17 ottobre a Berlino, Germania. I dati sono stati sottoposti alle autorità sanitarie regolatorie a livello globale.
“Nel 2024, in Italia, sono stati stimati quasi 53.700 nuovi casi di carcinoma della mammella, il più frequente in tutta la popolazione – afferma Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Lo studio monarchE ha incluso pazienti ad alto rischio di ricaduta, che rappresentano circa il 15% delle persone con tumore del seno con recettori ormonali positivi. Sono pazienti con interessamento linfonodale esteso, cioè con un numero di linfonodi ascellari interessati dalla malattia superiore o uguale a 4, oppure da uno a 3 con un altro fattore di rischio costituito da un tumore poco differenziato, quindi biologicamente più aggressivo, o di grandi dimensioni, cioè superiore a 5 cm. È un sottogruppo di pazienti, che prima dell’arrivo dei dati dello studio monarchE e della disponibilità di Abemaciclib, presentava una forte necessità di migliorare i risultati terapeutici. In passato per queste donne, dopo l’intervento chirurgico, era disponibile, oltre all’eventuale chemioterapia, solo la terapia antiormonale, costituita nella maggior parte dei casi da un inibitore dell’aromatasi associato, in caso di donne giovani non ancora in menopausa, alla soppressione ovarica. Nonostante tali trattamenti, questo sottogruppo di pazienti continuava a presentare un alto rischio di ricaduta. Era quindi fondamentale poter offrire loro qualcosa di più. E l’innovazione costituita da Abemaciclib ha risposto a questi bisogni clinici”.
“I primi risultati dello studio monarchE in termini di forte riduzione del rischio di sviluppare metastasi hanno portato, circa due anni fa, all’approvazione del farmaco per queste pazienti – spiega Valentina Guarneri, Direttore della Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS di Padova e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Padova -. Eravamo in attesa degli ulteriori dati di sopravvivenza dello studio monarchE, che confermano l’efficacia di Abemaciclib. Il trattamento è associato alla terapia antiormonale, cioè al precedente standard di cura, eseguito per un periodo di 5 anni oppure fino a 7-10 anni. Nei primi 24 mesi, il trattamento antiormonale viene associato ad Abemaciclib. Poi la cura continua con la sola terapia antiormonale. I risultati dello studio monarchE, presentati al Congresso ESMO, mostrano una riduzione del rischio di morte di quasi il 16%. Per le pazienti la sopravvivenza è l’obiettivo più importante e Abemaciclib più terapia endocrina rappresenta la prima cura dopo più di vent’anni in grado di determinare un evidente miglioramento della sopravvivenza globale nel setting adiuvante HR+ HER2-. Questi risultati costituiscono un importante passo avanti nel trattamento dei pazienti con tumore del seno in fase precoce ormonosensibile, HER2 negativo, ad alto rischio di ricaduta, perché potrà aumentare il numero di persone guarite”.
I dati presentati comprendono i risultati dell’analisi primaria di OS ad un follow-up mediano di 6,3 anni, con più del 75% dei pazienti seguiti per almeno quattro anni dopo il completamento del trattamento di due anni con Abemaciclib. Nella popolazione intent-to-treat (ITT), Abemaciclib più ET ha ridotto il rischio di morte del 15,8% rispetto alla sola ET [tasso di sopravvivenza globale (OS) a 7 anni: 86,8% vs. 85,0%; rapporto di rischio (HR) 0,842; CI 95%: 0,722–0,981; 2-sided p=0,027].
Inoltre, il trattamento con Abemaciclib più ET ha prodotto una riduzione del rischio di recidiva a sette anni mantenuta nel tempo, continuando a dimostrare il notevole beneficio in IDFS e DRFS e l’effetto carry-over già osservato precedentemente, nel follow-up a cinque anni dello studio monarchE. In particolare, il 32% in meno dei pazienti trattati con Abemaciclib più ET sviluppa una malattia metastatica rispetto a quelli trattati con la sola ET (6,4% vs 9,4%, rispettivamente). Il follow-up continuo a lungo termine di questo studio contribuirà a determinare se questa differenza evidente nei pazienti affetti da malattia metastatica si tradurrà in un ulteriore aumento del beneficio di sopravvivenza nel tempo. I risultati della Coorte 1 sono stati coerenti con quelli della popolazione ITT per quanto riguarda OS, IDFS e DRFS, e il beneficio è stato dimostrato anche nelle analisi di sottogruppo.
I risultati di sicurezza sono coerenti con il profilo già noto di Abemaciclib e con le precedenti analisi dello studio monarchE. Non sono stati osservati nuovi segnali di sicurezza o tossicità ritardata. Gli eventi avversi sono stati gestiti generalmente con modifiche al dosaggio, in modo coerente con le precedenti analisi dello studio monarchE.
“Per i pazienti con tumore al seno in fase iniziale ad alto rischio, questi risultati sono incredibilmente significativi”, sostiene Elias Khalil, General Manager di Lilly Italy HUB. “Disporre ad oggi di dati che dimostrano che un trattamento aiuta un maggior numero di persone a vivere più a lungo è un importante passo avanti per la nostra comunità. Nel corso del mese della sensibilizzazione sul tumore al seno, celebriamo questo traguardo importante, pur riconoscendo che c’è ancora molto lavoro da fare per garantire che ogni paziente idoneo abbia l’opportunità di beneficiare di nuove terapie in grado di cambiare la vita”.
Lo studio monarchE
monarchE è uno studio clinico globale multicentrico di Fase 3, randomizzato, aperto, a due coorti, che ha arruolato 5.637 adulti con EBC HR+, HER2-, con linfonodi positivi, ad alto rischio di recidiva. Lo studio comprendeva pazienti di più di 600 centri in 38 Paesi ed è l’unico studio in adiuvante disegnato per analizzare un inibitore di CDK4/6 in una popolazione esclusiva di pazienti con EBC con linfonodi positivi e ad alto rischio. Per essere arruolati nella Coorte 1 (n=5.120), che corrisponde alla popolazione approvata da FDA ed EMA, i pazienti dovevano presentare 4 o più linfonodi positivi o 1-3 linfonodi positivi e almeno una delle seguenti caratteristiche: tumore ≥5 cm o Grado 3. I pazienti arruolati nella Coorte 2 non dovevano aver soddisfatto i criteri di eleggibilità della Coorte 1. Per essere arruolati nella Coorte 2 (n=517), i pazienti dovevano presentare 1-3 linfonodi positivi e un’espressione del Ki-67 ≥20%. I pazienti delle due coorti sono stati randomizzati 1:1 a ricevere 150 mg di Abemaciclib due volte al giorno più ET adiuvante standard (Coorte 1, n=2.555; Coorte 2, n=253) oppure la sola ET adiuvante standard (Coorte 1, n=2.565; Coorte 2, n=264) per due anni. La ET veniva somministrata per almeno 5 anni complessivi, o fino a 10 anni, secondo scelta del medico. L’endpoint primario era l’IDFS nella popolazione totale. In accordo con le linee guida degli esperti, l’IDFS è stata definita come il periodo di sopravvivenza che intercorre prima che il tumore al seno si ripresenti, che si sviluppi un nuovo tumore o che si verifichi il decesso.
Endpoint secondario dello studio monarchE era l’OS. Il piano di analisi dell’OS è stato modificato dopo l’analisi primaria dell’IDFS, previa consultazione con le autorità regolatorie, per aumentare il numero di eventi OS da 390 a 650, al fine di garantire un follow-up minimo di almeno 5 anni e consentire un set di dati di sopravvivenza più maturo.1,2
Il tumore della mammella precoce e il rischio di recidiva
Si stima che il 90% dei tumori della mammella venga diagnosticato in fase iniziale.3 Circa il 70% dei casi di tumore della mammella risulta del sottotipo HR+, HER2-.4 Nonostante la prognosi del tumore del seno precoce HR+, HER2- sia generalmente favorevole, i pazienti che presentano caratteristiche clinico-patologiche di alto rischio sono tre volte più a rischio di sviluppare una recidiva rispetto a quelli a più basso rischio – recidiva che nella maggior parte si presenta come una malattia metastatica non guaribile.5 Il rischio di recidiva è maggiore nei primi due anni dalla diagnosi.
I fattori associati al rischio elevato di recidiva nel tumore del seno HR+, HER2- precoce sono: stato linfonodale positivo, numero di linfonodi positivi, tumore di grandi dimensioni (≥5 cm) e di alto grado (Grado 3). Stato linfonodale positivo significa che le cellule tumorali del tumore del seno sono state rilevate nei linfonodi vicino al seno. Nonostante il tumore del seno venga asportato completamente con l’intervento chirurgico, la presenza di cellule tumorali nei linfonodi significa che c’è una maggiore probabilità di sviluppare una recidiva e una malattia metastatica a distanza.
Il tumore al seno
Secondo GLOBOCAN, il tumore al seno è il secondo più comunemente diagnosticato in tutto il mondo (dopo il tumore del polmone). La stima di 2,3 milioni di nuovi casi indica che 1 diagnosi di tumore su 4 è stata di carcinoma mammario nel 2022. Con circa 666.000 decessi nel 2022, il tumore al seno è la quarta causa di morte per cancro a livello mondiale.6 Si stima che negli Stati Uniti le nuove diagnosi saranno più di 310.000 nel 2024. Il tumore al seno è la seconda causa di morte per cancro nelle donne negli Stati Uniti.7 In Italia, secondo il più recente rapporto “I Numeri del Cancro in Italia”, il carcinoma mammario si conferma essere il primo tumore per incidenza nella popolazione generale, con 53.686 nuove diagnosi rilevate nel 2024 e 15.500 decessi stimati nel 2022.8 È la neoplasia più diagnosticata in tutte le fasce d’età: 41% nella fascia 0-49 anni, 35% tra i 50-69 anni e 22% negli over 70. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge l’88%, con una riduzione della mortalità del 6% tra il 2015 e il 2020, grazie a programmi di screening e innovazioni terapeutiche.9,10 Attualmente, si stima una prevalenza di 925.000 donne viventi dopo una diagnosi di tumore mammario, di cui circa 37.000 con malattia metastatica.11
Abemaciclib
Abemaciclib è approvato per il trattamento dei pazienti con tumore al seno HR+, HER2- ad alto rischio nel setting adiuvante e nel setting avanzato o metastatico. Abemaciclib è il primo e unico inibitore di CDK4/6 approvato per il trattamento dei pazienti con tumore della mammella precoce (EBC) con linfonodi positivi e ad alto rischio.12 Il National Comprehensive Cancer Network® (NCCN®) raccomanda di considerare l’utilizzo di Abemaciclib per due anni in aggiunta alla terapia endocrina come opzione terapeutica di Categoria 1 nel setting adiuvante.13 Il NCCN® descrive anche Abemaciclib più terapia endocrina come opzione terapeutica preferenziale per il tumore del seno metastatico.13 Le linee Guida AIOM, in pazienti con carcinoma mammario HR+/HER2- N+ ad alto rischio, indicano che un trattamento adiuvante con Abemaciclib + terapia endocrina possa essere considerato rispetto a terapia endocrina.14
I risultati complessivi del programma di sviluppo clinico di Lilly continuano a differenziare Abemaciclib come inibitore di CDK4/6. Nell’EBC ad alto rischio, Abemaciclib ha mostrato un beneficio persistente e crescente oltre i due anni di trattamento nello studio monarchE, l’unico studio adiuvante disegnato per analizzare un inibitore di CDK4/6 in una popolazione esclusiva di pazienti con tumore al seno iniziale con linfonodi positivi, ad alto rischio.15 Nel tumore al seno metastatico, Abemaciclib ha dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale statisticamente significativo nello studio di Fase 3 MONARCH 2.16 Abemaciclib ha mostrato un profilo di sicurezza consistente e generalmente gestibile in tutti gli studi clinici.
Abemaciclib è una compressa orale da assumere due volte al giorno e disponibile al dosaggio di 50 mg, 100 mg, 150 mg. Scoperto e sviluppato dai ricercatori di Lilly, Abemaciclib è stato approvato per la prima volta nel 2017 e ad oggi è autorizzato per l’utilizzo in più di 90 Paesi in tutto il mondo.
Lilly
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a cura della redazione
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