Colombia. Un Paese segnato dai numeri! È l’unico del Sudamerica bagnato da due oceani: il Pacifico e l’Atlantico. Nella parte meridionale, si trova la “città delle 5 frontiere”, Leticia tocca anche i confini di Perù , Equador, Brasile., Venezuela e Panama mentre, al centro scorre il “fiume dai cinque colori”, il Caño Cristales, con le sue piante acquatiche multicolori.

Quando si sente parlare di Colombia, purtroppo, la mente corre subito a vicende molto dolorose . Si ricordano gli scontri sanguinosi dei cartelli della droga. La vita violenta, ma quasi mitizzata di Pablo Escobar. Le azioni dei guerriglieri delle FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo) che per più di 50 anni, fino al 2016, hanno combattuto il governo centrale. Insomma, ciò che rimane impresso, è solo il dolore di questo Paese.
Eppure la Colombia custodisce tanta ricchezza, e non ci si riferisce soltanto al tesoro ancora nascosto del “Patrón” o alla leggenda dell’El Dorado, l’oro gettato nelle acque del Lago Guatavita, vicino alla capitale Bogotà. La ricchezza sta nel grande patrimonio culturale e nella biodiversità unica al mondo ma anche in quella meno famosa ma piu’ appetitosa al palato della cucina colombiana.
È patria del premio Nobel per la Letteratura, Gabriel García Márquez e dell’artista a tutto tondo, è proprio il caso di dirlo, Fernando Botero che ne ha influenzato perfino la cucina . Qui, le tradizioni dei popoli indigeni si mischiano con quelle europee ed africane dando vita ad un melting pot suggestivo.
L’abbiamo visitata per 20 giorni ( dal 9 al 27 agosto) da nord a sud percorrendo strade ed aeroporti ( 5 scali) e visitando città fantastiche come appunto la ex capitale della droga, Medellin, Villa de Leyva, Santa Marta, Cartagena de Indias e Bogotà, la sorprendente e verde capitale di un paese che comunque di verde ne ha tanto, dalla foresta amazonica al Parco nazionale di Tayrona, fino al Eje Cafetero , questi ultimi due pure da noi visitati.
Al nostro arrivo , dopo aver sfiorato ,si fa per dire, la capitale Bogotà, essendo approdati a Zipaquirà, alle soglie della città, per visitare la Cattedrale di Sale che si trova all’interno di una delle più grandi miniere della Colombia, in una zona dove non vengono più effettuate estrazioni di sale, ma in cui è stato fatto tanto (forse troppo) lavoro in passato.
Cattedrale di Sale di Zipaquirà



Le estrazioni presero avvio nel V secolo, quando il sale veniva utilizzato in grande quantità dalla locale tribù dei Muisca.
Abbiamo proseguito per Villa de Leyva con il nostro primo contatto con la enogastronomia del paese: la birra artigianale BBC. Monserrate. Una birra rossa di puro malto dal sapore fruttato, carica di luppolo, molto corposa e dall’aroma bilanciato .
L’abbiamo bevuta da Willy il birraiolo che ci ha accolto nella sua Cerveceria Bodega della piazza Mayor.
Nel locale si possono gustare altri 3 tipi di birra:
Il MONSERRATE: birra ambrata ad alta fermentazione di ispirazione inglese. Una Bitter ben bilanciata, fruttata e luppolata che prende il nome dal monte alle spalle della capitale Bogotà, da cui si gode una vista mozzafiato. Gradazione alcolica: 5%
Il BACATA’: birra chiara ad alta fermentazione di stampo belga. Una Wibier dai tipici sentori agrumati e speziati dedicata ad un moderno complesso architettonico nel centro di Bogotà. Gradazione alcolica: 4,1%
E il MACONDO: birra scura ad alta fermentazione. Uno Stout con aggiunta di vero caffè colombiano che dona profondità ai classici sentori tostati. Gradazione alcolica: 5%
Birreria Artigianale BBC

Il locale serve anche ottimi aperitivi e stuzzichini.
La storia della birra in Colombia è lunga e complessa. L’orzo compare intorno il 1540, portato dai colonizzatori spagnoli per alimentare il bestiame e forse anche destinato a piccole produzioni birrarie,
Per assistere all’avvento di birre moderne in Colombia, bisogna aspettare il XIX secolo. Il primo birrificio registrato è “Cervecería Meyer”, fondato dal tedesco J. Meyer a Bogotà (1826). Da qui comincia il vero e proprio sviluppo del mercato brassicolo. Il birrificio più antico in Colombia: CERVECERÍA BAVARIA Fondato nel 1889 a Bogotà dai fratelli tedeschi Leo Sigfried e Emil Kopp. Oggi Nonostante lo strapotere delle birre industriali nazionali ed estere, in Colombia, nell’ultimo decennio, si sta assistendo ad una forte crescita del settore craft. Ad oggi, si contano, infatti, circa 250 birrifici artigianali. omaggio alle donne che nell’Ottocento, durante le guerre per l’indipendenza, stavano nelle retrovie per dare sostegno alle truppe. Cucinavano, curavano i feriti, cucivano le divise e pulivano le armi. Un appoggio fondamentale per la tanto agognata libertà. Per questo alcune birre portano i nomi delle “Juanas” passate alla storia.
Ma veniamo ora alla gastronomia vera e propria, lasciando da parte “l’eno”, perche’ di vino colombiano se ne parla e se ne beve molto poco, a vantaggio dei vini di altri stati limitrofi del sudamerica come quelli argentini e/ o cileni.
Non esiste un “vino” colombiano famoso come si potrebbe intendere in altre regioni vinicole, poiché la Colombia è più nota per i suoi distillati come l’Aguardiente e il rum, con il marchio Dictador particolarmente rinomato a livello internazionale.
Tuttavia, esistono produttori locali che stanno emergendo nel settore vinicolo, producendo vini in piccole quantità e in particolare la produzione di vini a partire da uva come il Tempranillo, Malbec, Chardonnay, ecc. con un forte richiamo alle tradizioni italiane. I più noti sono: i prodotti di Finca Manzanares, Casa Marin, e i vini di Viña Sicilia.
La gastronomia colombiana sta diventando un’attrazione turistica sempre più importante, contribuendo a definire un’immagine di paese ricco di cultura, sapori e tradizioni uniche. I diversi ecosistemi del paese, dalla foresta amazzonica alla regione del caffè, offrono ingredienti e piatti che riflettono la ricchezza e la diversità della Colombia, attirando turisti alla scoperta di una nuova cultura culinaria.
La gastronomia colombiana non è ,infatti, solo un insieme di piatti, ma un’esperienza culturale che arricchisce il viaggio e aiuta a promuovere il turismo, mostrando un lato diverso e affascinante del paese.
A Medellin la città un tempo famosa per il cartello del narco traffico, al Ristorante Social Maestro , sito nella piazza delle Culture ( dove si trovano 23 famose sculture dell’artista Fernando Botero) abbiamo assaggiato la Cazuela de Frijoles Botero composta da fagioli, pancia di maiale, polpette di manzo, patatas fosforitos ( patatine fritte o patate tagliate in strisce sottili, simili a fiammiferi) , mais, fette di banane verde fritte ,avocado, riso e arepa e chorizo (una salsiccia di maiale speziata) che nella versione semplice ( La Cazuela de Frijioles normale) non c’è. Visto che Botero era sempre abbondante nei suoi quadri, hanno, quindi, forse pensato di intitolargli questo piatto, abbondante appunto !
Cazuela de Frijoles
Piazze delle Culture Medellin
A Medellin non si poteva non visitare uno dei piu’famosi e sorprendenti luoghi simbolo del riscatto della società colombiana e della città stessa che fino agli anni 90′ era conosciuta anche come “La culla di Pablo Escobar”, un epicentro di violenza,con case precarie costruite in mezzo alle colline e strade strette e ripide, La Comuna 13. Questo agglomerato di diversi quartieri, nella zona Nord Occidentale di Medellin, è passata dall’essere un luogo in cui fino a non molti anni fa non ci si poteva neanche avvicinare a causa della violenza delle guerriglie, dei paramilitari, delle gang e dei narcotrafficanti, a un luogo che cerca di raccontare la storia della Comuna 13 e come è arrivata ad essere ciò che è oggi, cioè una specie di museo a cielo aperto. E’ sorprendente vedere come oggi i cittadini della Comuna vedano il futuro con ottimismo per la prima volta nella loro sofferta esistenza.
Oltre ai graffiti di artisti della Comuna 13, ci sono anche graffiti di artisti di tutto il mondo che sono stati invitati a lasciare il loro segno artistico su questi muri.
È incredibilmente emozionante vedere come i giovani abbiano deciso di iniziare a “graffitare” i loro tristi muri macchiati di sangue e di pallottole, dando loro un colore che oggi attira ogni giorno migliaia di turisti da tutto il mondo.
Anche il campo di calcio, che durante le diverse guerre era usato come luogo per le esecuzioni pubbliche (pratica molto comune nelle baraccopoli di tutto il Sud America), è diventato di nuovo un posto per giocare tra amici.
La Comuna 13 di Medellin


Graffiti della Comuna 13 di Medellin


Una delle ragioni principali per cui oggi la Comuna 13 non è più pericolosa, è che le autorità iniziarono ad investire nel miglioramento dei servizi del luogo, costruendo una funivia, utile per rendere più facile gli spostamenti degli abitanti della Comuna verso il centro di Medellin.
Inoltre, investirono in scale mobili gratuite (che sostituirono circa 350 gradini di cemento), in modo da rendere più semplice per tutti salire e scendere dai vicoli in pendenza.
Prima di lasciare Medellin pranzo al ristorante Donde Pompilio La Amer ,in un’altra zona della città ,dove abbiamo mangiato un Sancocho de Bagre con Camarones .
Il sancocho è una zuppa fatta con carne, pesce, tuberi, verdure e spezie ed è tipica dei paesi latino-americani come Colombia, Cuba, Ecuador, Repubblica Domenicana. Il vero tipico Sancocho colombiano è quello trifasico composto cioè da tra tre ingedienti: carne di carne di manzo, carne di maiale e pollo , con aggiunta di mais e cipolle. Un piatto molto speziato e gustoso. In questo caso pero’ oltre agli ingredienti tradizionali del brodo ( di pesce, aglio cipolla juca, pesce bianco olio di canola ( colza) si aggiungono per la delizia del palato anche i gamberi.
Sancocho de Bagre

Sancocho Trifasico
Prima di raggiungere l’Eje Cafetero , l’escursione a Guatapè e alla Piedra del Peñol , una specie di Pão de Açúcar colombiano , un gigantesco monile di granito e quarzo alto circa 220 mt con una fenditura sul fianco che ha permesso di costruire una scalinata ( piuttosto antiestetica ) di 740 gradini. Il premio per chi raggiunge la sommità, è una bellissima vista sul lago artificiale color smeraldo e sul vastissimo arcipelago di isolette e insenature.
Piedra del Peñol
Panorama lago artficiale
Al pomeriggio proseguiemento per Guatapè con i suoi I bassorilivi , gli zócalos, decorazioni colorate e dipinte a mano che abbelliscono le facciate delle case, trasformando la città colombiana in una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto.
Guatapè e gli zocolos
Nella zona dell’Eje Cafetero , a Salento, abbiamo visitato la riserva naturale del Cocora per apprezzare la biodiversità della regione . Con un’altitudine che varia tra i 1800 e i 2.200 m. è il luogo autoctono della palma di cera di Quindo’ l’albero simbolo della Colombia.
Quindo’ albero simbolo della Colombia
Per pranzo sempre a Salento, in località Villa dei Fiumi abbiamo assaggiato , in una casa privata, un piatto campesino servito su una foglia di platano composto da riso, fagioli, carne trita, uovo sodo, salsiccia, avocado e platano ,servito oltre ad un ottima zuppa di zucca.
Foto pranzo casa privata
Sempre nella zona dell’Eje Cafetero in località Salento, ( hanno nomi strani questi luoghi come Antioquia, Armenia, Filandia, Pereira, e uno italiano appunto) al Ristorante Donde Laurita, abbiamo invece assaportao una Bandeja Paisita a base di di riso, chorizo, fagioli rossi, carne sfilacciata , uovo al tegame, salsiccia e avocado, platano e pancetta.
Dopo l’Eje Cafetero abbiamo affrontato 6 0re di trekking per visitare il Parco Nazionale Naturale di Tayrona . Un luogo immensamente bello con le sue splendide spiagge circondate da palme da cocco e da una fitta foresta pluviale. E dietro vi sono le ripide colline della Sierra Nevada di Santa Marta, la catena montuosa costiera più alta del mondo. C’è una meravigliosa fauna selvatica da vedere nella giungla con oltre 60 specie di mammiferi e circa 400 specie di uccelli. Nel Parco Nazionale Tayrona vivono ancora oggi le comunità indigene dei Kogi, Arhuaco, Wiwa e Kankuamo, discendenti dell’antico popolo Tayrona che considerano la zona un luogo sacro.
Foresta Tairona
Piscina naturale Playa de Arenilla
Indio Parco Tayrona

Dopo il soggiorno alla città di Santa Marta ( concorrente di Cartagenas) e la visita della città eccoci diretti a Cartagenas de Indias una delle città piu belle e affascinanti della Colombia, situata sul Mar dei Caraibi, con la cinta muraria ancora intatta e i vicoli con le case coloniali dai vivaci e variopinti colori abbiamo cenato in uno dei ristoranti piu’ chic e piu’ tipici della città, il Candè. Sito nel centro storico della città, il ristorante è specializzato in cucina caraibica e latino americana con ottimi piatti di carne e di pesce cha naturalmente abbiamo scelto.
Un filetto di pesce della Negra Candè. Con pesce di stagione ( orata) con salsa di cocco stile Cartagenas con gamberi , calamari , accompagnati da cozze e vongole e servito con riso nero e platano. Un piatto di langostine con granchio gratinato, servito con puré di igname o patata dolce e formaggio locale. Il tutto con tanto di spettacolo di danze e musica caraibica.
Cartagenas Mura della città e case coloniali e graffiti





Ristorante Cande’ interno
Filetto di pesce della Negra Candè
Piatto di langostine con granchio gratinato,
Cande’ spettacolo
Lasciatoci alle spalle una della citta’ piu belle del nostro viaggio, dopo qualche giorno trascorsi al mare sull’Isola di Murcura, siamo passati di nuovo per Bogota per rientare a casa non senza prima visitare la sorprendente capitale di questo paese.
La visita ha incluso il quartiere della Candelaria il cui centro lastricato, è caratterizzato da monumenti coloniali come il neoclassico Teatro Colón e la Iglesia de San Francisco del XVII secolo ,il Museo dell’Oro uno dei piu’ belli del mondo, la Plaza Bolivar e il vivace Mercato Paloquemao famoso per il commercio degli smeraldi. Senza tralasciare anche la Piazza Mayor o Bolivar sede anche del Parlamento. La piazza piû estesa della Colombia.
Non è mancata anche la visita al Museo di Botero situato nel quartiere della Candelaria che ospita una delle più importanti collezioni d’arte internazionali dell’America Latina. Più di 500 000 persone visitano questo luogo ogni anno, di cui circa 2 000 studenti al mese. Ospita 208 opere che l’artista dono’ al Banco della Repubblica del suo paese.
Cattedrale di San Francisco
Plaza Mayor o Bolivar
smeraldi grezzi
Mercato Paloquemao
Museo Botero
Museo dell’Oro
A Bogotà abbiamo fatto l’utlima cena, pardon, l’ultimo pranzo al Ristorante La Puerta Falsa, uno dei piu antichi della città dove abbiamo assaggiato un “ajiaco santafereño” , una zuppa con tre tipi di patate, servito con riso, pannocchia di granoturco e avocado, con l’aggiunta di panna e capperi.
Ristorante La Puerta Falsa
Idem ingresso
Idem Entrata
Piatto di ajiaco santafereño
Dopo tale piccola ( si fa per dire) sosta, dulcis in fundo siamo saliti , con la funivia a Monserrate, per ammirare dall’alto della montagna ( quasi 3.200 mt ) il panorama della città che ci samo portati dietro nella ns mente e nel nostro cuore.
Monserrate Funivia
Monserrate vista della città