La COP30 di Belém si chiude con un risultato che, pur non risolvendo tutte le divergenze, dimostra che la cooperazione multilaterale sul clima prosegue nonostante le tensioni geopolitiche. Positivo il ruolo dell’Europa nonostante le resistenze esterne dei Paesi BRICS e dei Paesi del Golfo per salvaguardare l’economia fossile.

Ampie e nuove coalizioni di Paesi, segno di una riorganizzazione degli schemi globali, hanno chiesto il massimo livello possibile di ambizione, inclusa una chiara tabella di marcia per l’uscita dalle fonti fossili, e un passaggio dalla stagione delle promesse a quella dell’implementazione.

Sebbene la Mutirão Decision, il testo finale della COP30, non citi esplicitamente i combustibili fossili e non accolga l’appello del Presidente Lula e di oltre 80 Paesi per una roadmap su fossili e deforestazione, mantiene viva la traiettoria tracciata a Dubai su questo tema.

L’avvio di nuovi processi per accelerare la transizione energetica, come il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5, offrono strumenti concreti per permettere ai Paesi di collaborare, ciascuno con i propri percorsi, per avanzare nella definizione del “come” uscire dai combustibili fossili.

Luca Bergamaschi, Direttore e Co-fondatore di ECCO – il think tank italiano per il clima, ha detto:

“Il risultato di questa COP è un testo di compromesso che dà una prima risposta, non scontata nell’attuale contesto geopolitico, di come colmare il divario tra le politiche attuali e l’obiettivo di 1.5°C. Bene il ruolo dell’Europa nel portare tutti i Paesi ad accettare un aumento dell’ambizione. L’Accordo della COP30 riafferma innanzitutto l’Accordo di Parigi come stella polare della cooperazione internazionale e dimostra che la maggioranza dei Paesi, con l’Europa al centro, è pronto ad avviare un percorso di uscita dai combustibili fossili. Un percorso che riflette dove sta andando l’economia reale, la finanza, con gli investimenti nelle energie pulite raddoppiati nel 2024 rispetto a quelli fossili, e le richieste della società”. 
Sul fronte finanziario, la COP30 invia un messaggio più incoraggiante sull’importanza di investire in resilienza e decide di triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035. Emergono impegni per rendere la finanza climatica più prevedibile, accessibile e commisurata ai bisogni dei Paesi vulnerabili, elementi essenziali per un sistema finanziario più equo e allineato alle sfide climatiche.

Eleonora Cogo, Responsabile del Cluster Finanza di ECCO – il think tank italiano per il clima, ha detto: 

“La COP di Belém dimostra che il resto del mondo avanza sul clima anche in assenza degli Stati Uniti. Lo abbiamo visto soprattutto sul fronte della finanza climatica, dove i Paesi hanno compiuto passi avanti significativi nel rafforzare prevedibilità del sostegno verso i paesi più vulnerabili.  E il fatto che qui si stia parlando di politiche commerciali, di transizione economica e sociale, dimostra che per poter influenzare le regole del futuro, bisogna essere presenti a questi tavoli.”

La combinazione di questi elementi permette di consolidare quanto avviato a Dubai e di mettere le basi per un ciclo di lavoro più concreto verso l’allineamento dei flussi finanziari e il riequilibrio tra mitigazione e adattamento.

La COP30 non chiude il divario di ambizione, evidenziato dall’insufficienza dei Piani nazionali di riduzione delle emissioni. Si rafforza però la volontà politica di molti Paesi di continuare a lavorare su percorsi paralleli, multilaterali e regionali, per avanzare con decisione nella transizione dai combustibili fossili, indipendentemente dai limiti del sistema negoziale delle Nazioni Unite.

Il cammino per il contenimento delle temperature nei limiti indicati dalla scienza resta complesso, ma Belém indica che la strada è ancora aperta e che l’urgenza dell’azione è condivisa da un numero crescente di governi, città, imprese e comunità. 

a cura della redazione

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Written by giovanni47