

Nello studio TRANSFORM liso-cel ha dimostrato di essere un trattamento efficace, di breve durata perché basta una singola infusione, in grado di garantire una buona qualità di vita e un miglioramento delle possibilità di guarigione.
È un passo avanti importante del modo di trattare i linfomi a grandi cellule B. Il tasso di risposta completa ha raggiunto il 74% rispetto al 43% con la terapia standard
Aumentano le possibilità di guarigione per i pazienti colpiti da linfomi.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità della terapia cellulare con CAR-
T, lisocabtagene maraleucel (liso-cel), per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi
cellule B (DLBCL), linfoma a cellule B ad alto grado (HGBCL), linfoma primitivo del mediastino a
grandi cellule B (PMBCL) e linfoma follicolare di grado 3B (FL3B), che sono refrattari alla chemio-
immunoterapia di prima linea o recidivati entro 12 mesi dal completamento della chemio- immunoterapia di prima linea.
Nello studio TRANSFORM, che ha coinvolto 184 pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B, la sopravvivenza mediana libera da eventi, a un follow-up mediano di 33,9 mesi, ha raggiunto 29,5 mesi con liso-cel rispetto a 2,4 mesi con lo standard di cura, costituito da chemioterapia seguita dal trapianto autologo.
La risposta completa ha raggiunto il 74% rispetto al 43%.
A tre anni, la sopravvivenza libera da eventi è stata pari al 46% rispetto al 19%, la sopravvivenza libera
da progressione al 51% rispetto al 26,5% e la sopravvivenza globale al 63% rispetto al 52%. I progressi
nella cura dei linfomi sono approfonditi oggi a Milano nella conferenza stampa promossa da Bristol
Myers Squibb.
In Italia, ogni anno, si stimano circa 15.500 nuovi casi di linfomi (13.300 linfomi non Hodgkin e 2.200
linfomi di Hodgkin). “I linfomi non Hodgkin sono i più frequenti – spiega Paolo Corradini, Professore
di Ematologia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto
di Midollo Osseo alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Rappresentano un
gruppo eterogeneo di neoplasie del sistema immunitario, che originano dai linfociti di tipo B, T o NK e
che possono avere un comportamento indolente o aggressivo. Il rischio di sviluppare la malattia aumenta
con l’esposizione a radiazioni ionizzanti o a sostanze chimiche come i pesticidi e quando il sistema
immunitario è compromesso”.
“I linfomi – continua il Prof. Corradini – sono patologie curabili e in molti casi guaribili, grazie alla
disponibilità di numerose terapie che, negli ultimi anni, hanno cambiato lo scenario del trattamento.
Circa il 70% dei pazienti con linfomi aggressivi può guarire e le persone con linfomi indolenti possono
ottenere una sopravvivenza libera da malattia molto lunga, fino a 15 anni. Le CAR-T sono ‘chemio-
free’, cioè non prevedono l’utilizzo in associazione alla chemioterapia, con importanti vantaggi per i
pazienti. Inoltre, nei pazienti refrattari alla chemioterapia, le CAR-T possono determinare guarigione
quando le cure tradizionali, come la chemioterapia, il trapianto o la radioterapia, non offrono vantaggi”.
Liso-cel è già disponibile in Italia da giugno 2024 per i pazienti in recidiva o refrattari al trattamento
dopo due o più linee di terapia sistemica. “L’estensione della rimborsabilità di liso-cel da parte di AIFA
riguarda i pazienti che presentano recidiva dopo la prima linea. In questo modo, viene anticipato il
trattamento con la terapia cellulare – afferma il Prof. Corradini -. Nello studio TRANSFORM, dopo un
follow-up mediano di quasi 34 mesi, i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B trattati con liso-cel
continuano a mostrare un miglioramento della sopravvivenza libera da eventi e della sopravvivenza
libera da progressione. Non solo. Migliora il tasso di risposta obiettiva, che ha raggiunto l’87% rispetto
al 49% con la terapia standard. Il tasso di risposta completa, che in una malattia aggressiva come il
linfoma a grandi cellule B è il prerequisito per guarire, è stato pari al 74% rispetto al 43%. Questo aumento della risposta completa nel braccio sperimentale con liso-cel si traduce in un miglioramento
della sopravvivenza”.
I linfomi a grandi cellule B rappresentano un terzo dei casi di linfoma non Hodgkin. L’approvazione
della rimborsabilità di liso-cel da parte di AIFA riguarda anche pazienti, refrattari o recidivati alla
terapia di prima linea, colpiti da linfoma a cellule B ad alto grado, una forma di linfoma non-Hodgkin
(NHL) aggressiva e a rapida crescita, da linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B, un raro
sottotipo di NHL che si presenta sempre più spesso negli adolescenti e nei giovani adulti, e da linfoma
follicolare di grado 3B, un’altra forma aggressiva di NHL.
“La terapia CAR-T consiste in una modifica genetica dei linfociti T del paziente, che vengono indotti ad
eliminare le cellule neoplastiche una volta reinfusi – sottolinea il Prof. Corradini -. Nello studio
TRANSFORM, liso-cel ha dimostrato di essere un trattamento efficace, di breve durata perché basta una
singola infusione, in grado di garantire una buona qualità di vita e un miglioramento delle possibilità di
cura. Siamo di fronte a un passo avanti importante del modo di trattare i linfomi a grandi cellule B,
quando sono refrattari all’esordio o ricadono precocemente”.
“I rilevanti progressi compiuti negli ultimi anni nella cura delle neoplasie del sangue, come l’impiego
delle terapie CAR-T, hanno profondamente cambiato il percorso terapeutico di molti pazienti, aprendo
nuove prospettive anche per chi fino a poco tempo fa aveva opzioni limitate – afferma Giuseppe Toro,
Presidente Nazionale AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) -. In questo
scenario in rapida evoluzione, è fondamentale che i pazienti non si sentano soli e possano contare su una
presa in carico che vada oltre l’aspetto strettamente clinico. I bisogni dei pazienti con linfoma sono
complessi e riguardano anche il supporto psicologico, l’accesso a informazioni mediche corrette e
certificate, l’orientamento nei percorsi di cura e l’assistenza costante durante tutte le fasi della malattia.
AIL è da sempre impegnata a rispondere a queste esigenze, sensibilizzando e informando cittadini,
pazienti e caregiver e offrendo un supporto concreto attraverso la rete dei volontari, più di 17.000 in
tutta Italia, e delle Case alloggio AIL, che permettono ai malati e alle loro famiglie di affrontare le cure
con maggiore serenità, vicino ai Centri Ematologici. Accompagnare i pazienti prima, durante e dopo le
terapie significa contribuire in modo significativo al miglioramento della loro qualità di vita”.
I dati relativi all’efficacia di liso-cel in seconda linea, emersi dallo studio registrativo TRANSFORM,
sono stati confermati anche da evidenze di ‘real life’, cioè dalla pratica clinica quotidiana. “Uno studio
ha paragonato liso-cel con altre CAR-T disponibili – continua il Prof. Corradini -. Liso-cel ha
dimostrato un’efficacia paragonabile alle altre terapie cellulari, ma il profilo di tollerabilità è stato
migliore. Questo può tradursi in una riduzione delle ospedalizzazioni e dei posti letto occupati, con
ricadute positive sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.
“Siamo orgogliosi dell’importante traguardo raggiunto con l’estensione della rimborsabilità di liso-cel,
che consentirà ai pazienti di accedere a questa terapia CAR-T anche nelle linee più precoci – conclude
Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, Bristol Myers Squibb, Italia -. AIFA ha, inoltre, riconosciuto
a liso-cel lo status di farmaco innovativo, attribuito sulla base di tre criteri fondamentali: bisogno
terapeutico, vantaggio clinico aggiunto e solidità delle evidenze. Questo riconoscimento garantisce
l’accesso immediato alla rimborsabilità e l’inserimento automatico nei prontuari terapeutici regionali.
Siamo stati pionieri nelle terapie cellulari e continuiamo a trasformare lo scenario terapeutico in
ematologia, sviluppando soluzioni che rappresentano un vero cambio di paradigma. Oggi siamo
impegnati, infatti, nello sviluppo della seconda generazione di CAR-T autologhe, prodotte direttamente
nel paziente senza necessità di estrazione e ingegnerizzazione in laboratorio, e sono in corso studi anche
sulle CAR-T allogeniche, ottenute da donatori sani o da cellule staminali pluripotenti. Queste
innovazioni ci consentiranno di accelerare i tempi di produzione, migliorare efficacia e tollerabilità delle
cure, offrendo nuove opportunità a un numero sempre maggiore di pazienti”.
a cura della redazione
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