| Dal video come memoria storica alle narrazioni speculative e visioni (post)tecnologiche, la mostra propone poi alcune opere che esplorano la condizione contemporanea della vita all’interno di ambienti interconnessi, interfacciati e governati dai dati, come in Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim. Nel video, trasmesso su un LED wall monumentale al centro dello spazio espositivo, il pubblico segue i viaggi su motocicletta di una giovane corriere attraverso una Seoul trasformata in un rutilante paesaggio algoritmico. Nata durante la pandemia di COVID-19, l’opera invita a riflettere sulla gig economy, sistema basato su lavori temporanei e su un mondo del lavoro sempre più accelerato e performante.
Anche il collettivo audiovisivo 업체eobchae, fondato nel 2017 a Seoul e composto da Nahee Kim, Cheonseok Oh e Hwi Hwang, osserva i modelli economici dominanti e le trasformazioni tecnologiche per proiettare visioni speculative e scenari possibili, a volte inquietanti, a volte profondamente rivelatori. Attraverso un’estetica digitale ironica e distopica, ROLA ROLLS (2024) esplora un futuro privo di risorse fossili raccontando la trasformazione del personaggio “R”, simbolo dell’industria petrolifera, in membro di una setta ecologista che rende gli esseri umani sistemi ibridi autosufficienti. Le tappe evolutive sono visualizzate nella futuristica scultura TREE OF ROLA (2024), esposta insieme al video. |
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| Sungsil Ryu, Fotogramma tratto da <BJ Cherry Jang 2018.9>, 2018
© Sungsil Ryu |
| Tra satira e critica sociale Sungsil Ryu guarda a una società — coreana e non solo — segnata da forti gerarchie, competizione e ambigue aspettative di status. <BJ Cherry Jang 2018.9> (2018) ruota attorno al personaggio fittizio di una streamer virtuale, appunto Cherry Jang, che fa leva sui desideri piccolo borghesi delle persone per indurle a inseguire una presunta “cittadinanza di prima classe” – una condizione di appartenenza che il visitatore può effettivamente comprare, scansionando il codice QR integrato nel wallpaper in mostra.
Il video come spazio mentale, luogo e strumento di percezione, attraverso cui riflettere su come la tecnologia abbia trasformato il nostro modo di vivere, vedere e sentirci presenti, è al centro della ricerca di Heecheon Kim. In Ghost1990 (2021), fruibile tramite visore VR, il pubblico assume il punto di vista di un atleta infortunato, e viene immerso nella tensione tra vulnerabilità, desiderio di controllo e ossessione per la performance fisica.
Per Onejoon Che il video è invece un formato di indagine sulle comunità e i confini. In Made in Korea (2021), realizzato con il musicista nigeriano Igwe Osinachi, con il linguaggio dei videoclip musicali l’artista affronta il tema dell’emigrazione africana in Corea. L’opera, presentata su uno schermo integrato in un’installazione a parete con due file di copertine di LP, offre uno sguardo leggero ma profondo sulla trasformazione sociale del territorio e sulle sue contraddizioni.
La dimensione politica dei luoghi è esplorata anche da Sojung Jun in Green Screen (2021), presentato nella Hall del museo. Il video, girato lungo la Zona Demilitarizzata (DMZ) tra le due Coree restituisce un luogo carico di storia, di attese e separazioni, ma anche di rigenerazione, in cui la natura si è riappropriata del territorio – l’invito è a ripensare i confini non solo geografici, ma anche quelli simbolici.
I video hanno una durata variabile tra i 5 e i 26 minuti. La durata complessiva della visita alla mostra è di circa 1 ora e 40 minuti.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da Mousse Publishing in edizione bilingue italiano-inglese. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Je Yun Moon e Adeena Mey, una prefazione di Tobia Bezzola e otto interviste con gli artisti e le artiste presenti in mostra. |
| Artiste e artisti in mostra
Chan-kyong Park (Seoul, 1965)
Jane Jin Kaisen (Jeju, 1980)
Ayoung Kim (Seoul, 1979)
업체eobchae
Sungsil Ryu (Seoul, 1993)
Heecheon Kim (Seoul, 1989)
Onejoon Che (Seoul, 1979)
Sojung Jun (Busan, 19 |
| Programma espositivo 2026
Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano
La stagione 2026 al MASI si apre a primavera con la personale di uno dei protagonisti della scena artistica svizzera contemporanea, Jean-Frédéric Schnyder, e la collettiva “K-NOW! Korean Video Art Today”, che esplora il panorama artistico della Corea del Sud attraverso il linguaggio della videoarte. È invece dedicata a una delle voci più intense e originali dell’arte contemporanea statunitense la prima retrospettiva su Kaari Upson, che inaugura a settembre 2026.
Un museo globale con radici locali, che guarda alla collezione e ai propri spazi come fonti ispiratrici da re-inventare: questa la visione della futura direttrice Letizia Ragaglia, che prenderà forma nella mostra autunnale “Re-imaginings. Mai-Thu Perret e Una Szeemann in dialogo con le collezioni”.
Con un approfondimento speciale su Boccioni prosegue anche nel 2026 il focus sulla storia dell’arte del Ticino e sulle collezioni museali, mentre Palazzo Reali ospiterà un progetto inedito dell’artista Kaspar Ludwig, vincitore del Premio Culturale Manor Ticino 2026.
a cura della redazione
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