

L’Italia è un Paese che continua a mettere da parte risorse, ma fatica ancora a trasformare il risparmio in un vero progetto previdenziale.
È su questo terreno che si è concentrato il workshop annuale di Anima Sgr tenutosi lo scorso martedi 3 marzo presso il Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano , dove la prima uscita pubblica di Saverio Perissinotto da amministratore delegato e direttore generale ha portato al centro del dibattito la previdenza complementare, il suo ruolo per le generazioni che lavorano oggi e il legame con l’educazione finanziaria e con l’utilizzo del Tfr lungo l’arco della vita lavorativa.
Previdenza complementare, il divario tra ciò che si dice e ciò che si fa

Al centro dei lavori sono stati presentati i risultati dell’indagine “Gli italiani e la previdenza integrativa”, curata da Matteo Tagliaferri, responsabile Comunicazione & Marketing di Anima, e realizzata da Eumetra e Research Dogma su 1.022 italiani bancarizzati con accesso al web, rappresentativi di circa 35 milioni di persone, tramite metodologia Cawi tra il 23 gennaio e il 3 febbraio 2026.
Dalla rilevazione emerge che la previdenza integrativa è ormai riconosciuta come un tema importante da una larga fetta di risparmiatori: la costruzione di un secondo pilastro accanto alla pensione pubblica viene percepita come parte della pianificazione finanziaria personale, non più come argomento riservato agli addetti ai lavori. Alla domanda sull’importanza di investire nel proprio futuro previdenziale, il 20% del campione risponde “molto” e il 55% “abbastanza”, per un totale del 75% che attribuisce peso alla costruzione di un secondo pilastro accanto alla pensione pubblica; solo il 19% la giudica “poco” importante e il 6% “per niente”.
In questo contesto Perissinotto inserisce il nuovo quadro regolamentare: “Le novità normative vanno secondo me nel senso giusto”, osserva, legando le regole alla possibilità di usare gli strumenti previdenziali in modo più strutturato lungo il percorso professionale. Nella sua lettura il fondo pensione è lo strumento che meglio incarna la logica temporale estesa dell’investimento: “Il fondo di previdenza complementare è la migliore interpretazione del capitale paziente e del investimento di lungo periodo, il tempo è il migliore alleato per ogni investitore”. E, con riferimento alle nuove generazioni, sintetizza: “La previdenza complementare oggi diventa per le nuove generazioni una necessità”.
Anima, il valore dell’educazione finanziaria
L’indagine guarda anche ai prossimi dodici mesi, provando a capire in che direzione si orienteranno i comportamenti. Tra i bancarizzati, il gruppo maggiore è composto da chi dichiara di voler mantenere la situazione attuale, una quota che si colloca intorno al 43%; solo una minoranza indica l’intenzione di aderire per la prima volta alla previdenza complementare (circa il 6%) o di aumentare i versamenti (circa il 10%), mentre il 4% pensa di ridurre o sospendere i contributi e oltre un terzo (37%) non ha ancora un’idea precisa.
È proprio su questo intreccio tra risparmio, scelte previdenziali e utilizzo del Tfr che Perissinotto richiama “il valore dell’educazione finanziaria”. Il riferimento è al modo in cui il patrimonio delle famiglie viene allocato nel tempo: “Anche se siamo un paese che risparmia abbastanza spesso non siamo i migliori allocatori di questo risparmio”. I risultati della ricerca mostrano un’Italia che continua ad accumulare, ma non sempre riesce a trasformare questo comportamento in un progetto di lungo periodo coerente con le sfide demografiche e con l’evoluzione del primo pilastro. Il workshop di Anima, mettendo in relazione i dati sulla percezione della previdenza, le scelte effettive dei lavoratori e il ruolo delle norme, prova a fissare un punto: la previdenza complementare non è solo un prodotto finanziario, ma un tassello strutturale dell’organizzazione del risparmio, che per funzionare richiede regole chiare, informazioni comprensibili e una maggiore capacità di lettura delle opzioni disponibili da parte dei risparmiatori.
a cura della redazione
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