


La Giamaica è da sempre sinonimo di celebrazione del gusto.
Un’isola che ha costruito la propria identità gastronomica su sapori intensi e vibranti, dallo street food più autentico fino alle esperienze raffinate dei ristoranti d’eccellenza.
Protagoniste indiscusse sono le spezie, espressione delle profonde contaminazioni culturali che attraversano la sua storia, insieme a icone come il rum e il celebre Blue Mountain Coffee.
Oggi, però, la scena culinaria giamaicana vive una nuova fase di evoluzione.
Sta emergendo una generazione dinamica di produttori e imprenditori visionari che, valorizzando la straordinaria biodiversità dell’isola, danno vita a prodotti innovativi e di alta qualità, pronti a conquistare i mercati internazionali.
Un movimento che, tra sostenibilità, filiere locali e tradizioni familiari, vuole ridefinire il panorama gourmet dei Caraibi.
Dalla radice al bicchiere
Iniziando dal mondo degli spirits, la Giamaica sta andando oltre la sola produzione del rum.
L’imprenditore e distillatore Lincoln Nicholson ha creato la Wait-A-Bit Yam Vodka, un distillato unico che celebra la ricchezza agricola dell’isola.
Il nome rende omaggio alla comunità di Wait-A-Bit, nella parrocchia di Trelawny, tradizionalmente nota per la coltivazione dell’igname, alimento base della dieta giamaicana.
La visione di Nicholson è valorizzare l’agricoltura locale trasformandola in un prodotto premium: gli ignami vengono selezionati con cura, fermentati e distillati più volte per ottenere una vodka dalla purezza e morbidezza eccezionali.
Grazie alla stretta collaborazione con gli agricoltori locali, l’azienda contribuisce a creare reddito stabile e a promuovere pratiche agricole sostenibili.
L’oro marrone della Giamaica
Il cacao giamaicano, forte di una tradizione secolare, sta vivendo oggi una nuova stagione grazie a una rete di piccoli produttori che seguono l’intera filiera, dalla coltivazione alla lavorazione, dando vita a cioccolati pluripremiati.
Tra questi, Averell e Helen French, fondatori di Mount Pleasant Farms Chocolatiers e del marchio Cold Bush Organics, portano avanti una storia familiare che affonda le radici nel 1918. La loro produzione di cioccolato fondente biologico, esportata a livello internazionale, punta a valorizzare il cacao locale secondo principi di sostenibilità.
Un approccio contemporaneo caratterizza anche Pure Chocolate Company, fondata dalla pastry chef giamaicana Rennae Johnson insieme al marito olandese Wouter Tjeertes. Il progetto combina tecniche della pasticceria europea e materie prime locali, con una filiera corta costruita in collaborazione diretta con piccoli coltivatori.
C’è poi One One Cacao, realtà fondata da Nick, ex corrispondente della BBC, che ha trasformato un’esigenza personale legata alla salute in un progetto imprenditoriale: produrre cioccolato puro, senza solfiti, esaltando il valore di ingredienti naturali e minimamente lavorati.
Ricette di famiglia, successo globale
Dalla produzione artigianale alla distribuzione su larga scala, la nuova imprenditoria giamaicana dimostra come tradizione e innovazione possano convivere con successo. Ne è un esempio Belcour Preserves, il progetto di Robin Lim Lumsden, nato quasi per caso tra le mura domestiche e cresciuto fino a diventare un marchio riconosciuto.
Alla base, ricette di famiglia che riflettono un’identità multiculturale – tra influenze cinesi, francesi e giamaicane – e una scelta precisa: utilizzare esclusivamente ingredienti locali freschi, dalla frutta alle spezie.
A rendere unico ogni prodotto è anche il miele proveniente dalle arnie della proprietà nelle Blue Mountains, sito riconosciuto come patrimonio UNESCO. Il risultato è una linea che unisce autenticità e qualità, capace di affermarsi anche nella grande distribuzione senza perdere il legame con il territorio.
Il gusto della filiera corta
Questo ritorno alle origini trova la sua espressione più autentica nel movimento “farm to table”, che in Giamaica rappresenta molto più di una tendenza: è un modo di vivere e raccontare il cibo. Sempre più chef scelgono infatti di partire dalla terra, valorizzando ingredienti coltivati localmente e riducendo al minimo la distanza tra produzione e consumo.
Tra le realtà più interessanti spicca Stush in the Bush, immerso nella natura di St. Ann, dove Lisa e Chris Binns propongono un’esperienza culinaria interamente vegetale basata sui prodotti della loro fattoria biologica, recentemente riconosciuta anche a livello internazionale.
Un approccio diverso è quello delle sorelle Michelle e Suzanne Rousseau, che con il loro progetto TWO SISTERS reinterpretano la cucina giamaicana attraverso esperienze gastronomiche intime e profondamente radicate nella cultura locale.
Più tradizionale, è l’esperienza offerta da Belinda’s Riverside Restaurant, lungo il fiume Rio Grande, dove da quasi quarant’anni Belinda Grey custodisce e rinnova le ricette di famiglia, portando in tavola piatti autentici che si trasformano in racconto, memoria e connessione con il territorio.
Un’esperienza per tutti i sensi
Questa vivacità gastronomica trova la sua massima espressione anche negli eventi che animano l’isola.
Tra i più attesi, il Treasure Beach Food, Rum & Reggae Festival, in programma solitamente nel mese di novembre sulla costa meridionale, celebra l’incontro tra cucina, musica e cultura locale.
Il cuore pulsante dell’evento è il Festival Village, dove produttori e agricoltori di St. Elizabeth presentano le loro eccellenze tra piatti tipici, degustazioni di rum e artigianato.
A completare l’esperienza, appuntamenti esclusivi come “The South Coast Table” con lo chef Oji Jaja presso il Jakes Hotel, e un ricco programma musicale che vede protagoniste alcune delle voci più iconiche del reggae, da Chris Martin ad Agent Sasco fino a Capleton.
Un mix coinvolgente che restituisce, in un’unica esperienza, l’anima più autentica della Giamaica.
a cura della redazione
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