
Grazie al suo meccanismo d’azione selettivo sull’infiammazione eosinofilica, benralizumab ha consentito il raggiungimento della remissione clinica nel 58% dei pazienti valutati nello studio e la riduzione della dipendenza da corticosteroidi orali in più di 8 pazienti su 10
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la rimborsabilità dell’estensione di indicazione di benralizumab – anticorpo monoclonale in grado di agire sul recettore dell’interleuchina 5 – nel trattamento della granulomatosi eosinofila con poliangite (EGPA) recidivante o refrattaria.
Se ne è parlato oggi durante una conferenza stampa tenutasi presso lo Starhotels E.c.ho. di Viale Andrea Doria 4 a Milano.
All’incontro moderato dal giornalista scientifico Mauro Boldrini hanno partecipato la Dr.ssa Sara Monti, Responsabile U.O. Immunologia, Allergologia e Reumatologia, presso l’Istituto Auxologico Italiano di Milano, il Dr. Jan W. Schroeder, Coordinatore dell’Allergologia IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, la Dr.ssa Eugenia Durante, Vice-Presidente di APACS, l’Associazione dei Pazienti con Sindrome di Churg-Strauss e la Dr.ssa Raffaela Fede, Direttore Medico di AstraZeneca Italia.
E’ intervenuto on line anche il Dr. Stefano Palcic, Direttore SC Governance farmaceutica territoriale presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, Professore di Farmacoeconomia all’Università degli Studi di Trieste.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale AIFA segna una nuova prospettiva terapeutica per tutte le persone interessate da questa patologia rara, complessa ed eterogenea, spesso caratterizzata da un ritardo nella diagnosi legato alle sue manifestazioni cliniche variabili e all’aspecificità dei suoi sintomi iniziali. Si stima che nel nostro Paese circa 1400 persone convivano con questa patologia cronica.
L’approvazione si basa sui risultati positivi dello studio di fase III MANDARA, primo studio comparativo di non inferiorità tra farmaci biologici nei pazienti con EGPA. I dati hanno dimostrato che il 58% dei pazienti con EGPA trattati con benralizumab ha raggiunto la remissione clinica, confermando la non inferiorità rispetto al comparatore. Benralizumab ha inoltre mostrato un impatto rilevante sulla riduzione dell’esposizione ai corticosteroidi orali (OCS); tra le settimane 48 e 52, l’86% dei pazienti trattati ha ottenuto una riduzione di almeno il 50% della dose di OCS, mentre il 41% è riuscito a sospendere completamente il trattamento corticosteroideo, rispetto al 26% dei pazienti trattati con mepolizumab.
Lo studio di estensione MANDARA OLE, con osservazione fino a due anni, ha ulteriormente confermato la durabilità del controllo di malattia con benralizumab, evidenziando un mantenimento duraturo della remissione e un’ulteriore possibilità di riduzione o sospensione dei corticosteroidi orali anche in pazienti precedentemente trattati con mepolizumab, rimarcando al contempo un profilo di sicurezza coerente con quanto già osservato nei precedenti studi in asma grave eosinofilico.
“L’EGPA è una malattia sistemica rara, causata da vasculite dei piccoli vasi che può provocare danni agli organi, anche irreversibili, e che fa il suo esordio tipicamente intorno ai 40-50 anni . La patologia è suddivisa in tre diverse fasi, prodromica, eosinofilica e vasculitica, tutte caratterizzate dalla presenza degli eosinofili quali cellule chiave coinvolte. Queste fasi possono tuttavia non essere tutte presenti in ogni paziente, non seguire un ordine cronologico ben definito oppure presentarsi in modo parzialmente sovrapposto rendendo quindi ogni paziente differente nella presentazione clinica, seppur l’asma e la poliposi nasale siano frequentemente presenti come primi sintomi. Nelle fasi più avanzate di malattia, l’infiltrazione eosinofilica di organi e sistemi e la vasculite possono dare origine a sintomi generali quali febbre, stanchezza o dolori alle articolazioni, oppure manifestazioni specifiche come miocardite con potenziale insufficienza cardiaca, neuropatia periferica, infiltrati polmonari, porpora cutanea, gastroenteriti o glomerulonefriti. Purtroppo, ad oggi, ancora non esistono criteri diagnostici validati o marcatori specifici in grado di confermare la malattia, e ciò comporta spesso un ritardo nella diagnosi. È quindi importante una valutazione multidisciplinare che tenga in considerazione le caratteristiche della patologia che, per la sua natura multisistemica, necessita del coinvolgimento di diversi specialisti per la sua individuazione. L’andamento cronico della malattia, inoltre, incluse le manifestazioni tipicamente recidivanti come l’asma e i sintomi nasali, richiede spesso l’esposizione frequente o prolungata a terapia corticosteroidea con effetti collaterali significativi. L’approvazione da parte dell’AIFA della rimborsabilità di benralizumab apre una nuova pagina per i pazienti con EGPA, ampliando le opzioni terapeutiche disponibili e offrendo quindi una nuova prospettiva di trattamento e gestione della malattia. Un traguardo importante nell’ottica di un approccio sempre più personalizzato, con l’obiettivo di controllare efficacemente la patologia e garantire ai pazienti una migliore qualità di vita.” Ha spiegato la Dr.ssa Monti.
Benralizumab è un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’interleuchina-5 (IL-5Rα) espresso sugli eosinofili. Grazie alla sua porzione afucosilata, si lega con elevata affinità alle cellule Natural Killer (NK), inducendo citotossicità cellulare anticorpo-dipendente (ADCC) e determinando quindi una rapida e quasi completa deplezione degli eosinofili. Gli eosinofili sono cellule del sistema immunitario coinvolte nella difesa contro parassiti e infezioni, ma partecipano anche alle risposte infiammatorie e allergiche attraverso il rilascio di mediatori pro-infiammatori. Un’eccessiva attivazione o accumulo di queste cellule può contribuire al danno tissutale e alla patogenesi di diverse malattie eosinofiliche, tra cui l’EGPA. L’infiammazione eosinofilica ricopre infatti un ruolo centrale nella patogenesi di questa vasculite ANCA associata, rappresentando uno dei principali driver di malattia. Il controllo dell’infiammazione eosinofilica rappresenta quindi uno degli obiettivi terapeutici nella gestione del paziente con EGPA, con l’ambizione non solo di controllare l’attività di malattia e ridurre l’utilizzo di corticosteroidi, ma anche di migliorare la qualità di vita delle persone che convivono con questa patologia rara.
“La granulomatosi eosinofila con poliangite è una patologia caratterizzata da una presenza eccessiva di eosinofili, una popolazione di globuli bianchi che svolgono un ruolo di difesa dell’organismo dagli agenti esterni . Questa condizione rara si sviluppa quando il loro numero diventa eccessivo, con infiltrazione di tessuti e vasi e conseguente danno a carico degli organi. L’efficacia di benralizumab risiede nella sua capacità di legarsi all’ IL-5Rα sulla superficie degli eosinofili, inducendone rapidamente l’eliminazione. Lo studio di fase 3 randomizzato MANDARA ha dimostrato già nel 2024 la capacità di questa molecola di portare la malattia in remissione nel 58% dei pazienti trattati. Il risultato più rilevante, però, ha riguardato la riduzione dei corticosteroidi nel 41% dei casi, contro il 26% dell’alternativa terapeutica. È un dato entusiasmante, in quanto i corticosteroidi sono tra i primi armamentari terapeutici utilizzati per controllare i sintomi della malattia, ma possono causare importanti effetti collaterali con un forte impatto sulla qualità di vita, quali aumento di peso, diabete, osteoporosi e ipertensione. Poterne ridurre l’uso fino, in alcuni casi, a sospenderlo del tutto, significa cambiare la prospettiva futura delle persone con EGPA.” Ha aggiunto il Dr. Schroeder.
In un contesto di crescente complessità nella gestione delle patologie croniche e a elevato impatto sistemico, un approccio che integri innovazione terapeutica, ottimizzazione della presa in carico del paziente e sostenibilità del Sistema diventa sempre più preminente. Questo approccio è particolarmente rilevante nelle patologie complesse e a bassa frequenza, come l’EGPA, in cui elementi come diagnosi precoce, presa in carico multidisciplinare, gestione ottimale del paziente e accesso tempestivo alle terapie innovative si configurano come elementi rilevanti nell’ottica del miglioramento non solo degli outcome clinici, ma anche per garantire sostenibilità, appropriatezza e un equo accesso all’innovazione.
A parere del Dr. Palcic: “Patologie particolarmente complesse come l’EGPA possono avere un impatto economico importante a causa della gestione di malattia e delle complicanze correlate anche per il trattamento a lungo termine con trattamento immunosoppressivo. Alcune
“Spesso il più grande ostacolo per i pazienti con EGPA è arrivare alla diagnosi . Solitamente la malattia esordisce con manifestazioni comuni e apparentemente non specifiche, come asma, rinosinusite cronica e poliposi nasale, che rendono complesso riconoscere subito una patologia rara e multisistemica. In molti casi possono passare anni prima che si arrivi a una diagnosi corretta, con il rischio di ritardare l’accesso alle cure più appropriate e di aumentare il danno per i pazienti. Per questo è fondamentale favorire una presa in carico in centri con esperienza nella gestione dell’EGPA, dove possano collaborare specialisti diversi, tra cui pneumologi, otorinolaringoiatri, immunologi e reumatologi. In questo senso, avere a disposizione una nuova opzione terapeutica per il trattamento dell’EGPA, che possa contribuire a migliorare il controllo e la qualità di vita di chi ne è affetto, rappresenta un’ottima notizia per le persone che vi convivono quotidianamente e che affrontano le sfide relative alla sua gestione. Come associazione crediamo che parlare di questa patologia sia essenziale: maggiore conoscenza significa ridurre il tempo alla diagnosi e migliorare il percorso di presa in carico dei pazienti.” Ha sottolineato la Dr.ssa Durante.
“L’approvazione dell’estensione di indicazione di benralizumab per il trattamento dei pazienti con EGPA rappresenta un importante avanzamento terapeutico per una patologia rara, complessa, eterogenea e caratterizzata da un significativo bisogno clinico ancora insoddisfatto . Le persone con EGPA convivono spesso con una malattia difficile da controllare, associata a un elevato ricorso ai corticosteroidi orali, il cui utilizzo prolungato può comportare importanti effetti collaterali e incidere significativamente sulla qualità di vita dei pazienti. In questo contesto, il raggiungimento e il mantenimento della remissione rappresentano ancora oggi una delle principali sfide terapeutiche. I risultati dello studio MANDARA confermano l’efficacia di benralizumab nel favorire il raggiungimento della remissione di malattia e nel ridurre la dipendenza dai corticosteroidi orali, contribuendo a migliorare la gestione della patologia e la qualità di vita dei pazienti. Questo risultato ribadisce il nostro costante impegno nella ricerca nell’ambito delle patologie respiratorie ed immuno-mediate e consolida ulteriormente il valore di benralizumab nelle malattie eosinofiliche, come ad esempio l’asma grave, per il quale ha contestualmente ricevuto l’ampliamento del piano terapeutico a partire da 150 eosinofili”. Ha dichiarato la Dr.ssa Fede.
a cura della redazione
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