LINFOMA DI HODGKIN: L’ITALIA APRE NUOVE VIE DELLA RICERCA TERAPIA MIRATA INNOVATIVA È EFFICACE IN CIRCA IL 50% DEI PAZIENTI

Coinvolti 68 pazienti pluritrattati, che avevano esaurito le opzioni di cura disponibili. Il Prof. Derenzini: “Sono state ottenute risposte complete in una percentuale significativa di pazienti, pari al 35%. Sono risultati molto importanti, raggiunti con un farmaco orale, senza ricorrere alla chemioterapia. Questo approccio rappresenta il paradigma della medicina di precisione”

L’Italia è protagonista nel mondo nella ricerca nel linfoma di Hodgkin. Lo studio internazionale di fase 1 PRIMAVERA, presentato oggi al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago, ha dimostrato che una nuova terapia mirata, AZD3470, è efficace in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario, determinando, alle dosi più elevate, risposte complete in una percentuale significativa, pari al 35%, con un buon profilo di sicurezza. Un risultato molto importante, raggiunto senza ricorrere alla chemioterapia e in persone pesantemente pretrattate, che avevano già ricevuto in media sei precedenti linee di terapia. Lo studio, promosso da AstraZeneca, è presentato all’ASCO da un ricercatore italiano, Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e Professore Associato di Ematologia alla Statale di Milano. I due centri al mondo che hanno arruolato il maggior numero di pazienti sono italiani: lo IEO e l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

“Lo studio PRIMAVERA apre nuove vie della ricerca e si basa su un razionale biologico molto forte – spiega il Prof. Derenzini -. La molecola AZD3470 agisce con un meccanismo epigenetico, cioè modula l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. In più dell’80% dei casi, la malattia non esprime la proteina MTAP, una condizione che porta all’accumulo di un metabolita, MTA, che inibisce l’attività di un altro enzima, PRMT5. Quest’ultimo costituisce proprio il bersaglio del farmaco. Siamo partiti dal presupposto che, se l’attività della proteina PRMT5 è già ridotta a causa di un’alterazione preesistente nella cellula, l’azione del farmaco possa essere ancora più efficace, perché è in grado di bloccare completamente l’attività di questo enzima, con un potente effetto antiproliferativo. Le cellule malate, che già presentano un difetto genetico, risultano estremamente sensibili all’azione del farmaco. Questo approccio rappresenta il paradigma della medicina di precisione”.

Nello studio PRIMAVERA sono stati coinvolti 68 pazienti. “Sono persone molto pretrattate, che avevano esaurito tutte le opzioni terapeutiche disponibili, costituite da chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco coniugati – sottolinea il Prof. Derenzini -. Nello studio PRIMAVERA, per la prima volta, è stata dimostrata l’efficacia di un farmaco orale nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Sono stati analizzati 8 livelli di dose. È stato evidenziato un profilo di tollerabilità molto favorevole, senza interruzioni della cura legate a effetti avversi. Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli più alti della dose, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete”.

AZD3470 è un nuovo farmaco orale molto selettivo, un inibitore di PRMT5 di seconda generazione caratterizzato da elevata tollerabilità, che è in grado di indurre risposte complete in una frazione significativa di pazienti, cioè l’assenza di segni del tumore con le indagini radiologiche.

“Sono risultati straordinari – sottolinea il Prof. Derenzini -, se si considera che si tratta di pazienti molto complessi e fragili, che hanno ricevuto in media 6 linee di terapia. È la prima volta al mondo che viene sperimentato un approccio di questo tipo nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Va ricordato che si tratta di uno studio di fase 1, per cui serviranno anni prima della disponibilità della molecola nella pratica clinica”.

“Il futuro delle cure parte dagli studi di fase 1 – spiega Gennaro Daniele, segretario di Fondazione AIOM e Direttore programma e UOC di fase I di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS –. Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione veloci, necessari per permettere alla ricerca di avanzare con continuità e tradursi concretamente in nuove opportunità di cura. Troppo spesso però l’Italia resta indietro nell’avvio di questi studi, rispetto, ad esempio, agli altri Paesi europei, spesso più agili negli iter di approvazione. Ad esempio, in Danimarca devono essere approvati in 14 giorni dall’agenzia regolatoria danese. Nel nostro Paese servono in media tra 180 e 200 giorni. Condurre le fasi 1 è fondamentale per restare al centro della ricerca internazionale. Lo studio PRIMAVERA dimostra che l’Italia ha un potenziale enorme in questo tipo di sperimentazioni e, se ci fossero politiche per sostenerle, potremmo essere sempre più protagonisti della ricerca mondiale”.

“Oggi, in Italia, circa l’80% dei trial clinici di fase 1 riguarda i tumori – continua Gennaro Daniele –. Solo centri attrezzati per rispondere a elevati standard possono partecipare. Condurre studi di fase 1 significa offrire ai pazienti l’opportunità di accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione. Lo scopo della fase 1 è verificare, per la prima volta nell’uomo, se una terapia sia sicura. Queste sperimentazioni hanno assunto sempre più anche un ruolo terapeutico, consentendo in alcuni casi la disponibilità di cure innovative. Per questo motivo, è fondamentale agire a livello regolatorio per garantire la rapida approvazione degli studi e fornire ai pazienti l’opportunità di accedere in maniera precoce a trattamenti innovativi”.

Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 2.200 nuovi casi di linfoma di Hodgkin. “È un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, nei linfonodi, nella milza, nel midollo osseo e in numerosi altri organi che compongono il tessuto linfatico – conclude il Prof. Derenzini -. Colpisce soprattutto i giovani, tra 15 e 35 anni. Inoltre, la malattia presenta un secondo picco di incidenza negli over 60. Generalmente il primo sintomo è la comparsa spesso casuale di linfonodi aumentati di volume al collo, ascelle e inguine, in assenza di infezioni. Altri sintomi possono essere febbre persistente, sudorazioni notturne profuse, perdita di peso o prurito intenso. I progressi delle cure hanno reso il linfoma di Hodgkin una delle neoplasie ematologiche con la migliore prognosi. La sopravvivenza a 5 anni supera l’85%. Questo tumore del sangue rappresenta quindi uno dei maggiori successi dell’oncologia. Resta, però, una percentuale di pazienti che presenta recidiva o non risponde più alle terapie disponibili. Lo studio PRIMAVERA può essere l’apripista per lo sviluppo di cure senza chemioterapia in pazienti fortemente pretrattati. Va considerato che si tratta molto spesso di persone giovani, in cui la chemioterapia può determinare effetti avversi nel medio e lungo termine”.

 

a cura della redazione

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Written by giovanni47

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