Lo scorso 27 giugno 2025 presso l’Associazione lombarda dei giornalisti in Viale Monte Santo 7a a Milano si è tenuto il Media Tutorial dal Titolo: “Sovrappeso e Obesità: fatti e misfatti . Cosa è importante sapere e come è giusto parlarne”.

L’incontro moderato da Claudio Rossetti, Consigliere e Responsabile dell’Area Comuicazione di Unamsi e da Cinzia Testa, giornalista di Unamsi,  ha visto la partecipazione di Luca Busetto, Professore in Nutrizione Dipartimento di Medicina Università degli Studi di Padova e Vicepresidente della European Association for the Study of Obesity e di  Andrea Lenzi, Professore emerito di Endocrinologia – Dipartimento di Medicina sperimentale presso l’Università di Roma La Sapienza e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (CNBBSV) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’evento è realizzato in collaborazione con Unamsi – Unione nazionale medico-scientifica di informazione e con il contributo non condizionato di Novo Nordis.

“L’obesità è riconosciuta universalmente come una malattia cronica multifattoriale, tanto che di recente in Italia è stata approvata alla Camera dei deputati la proposta di legge che ne prevede il riconoscimento come malattia per garantire prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale. Obesità e sovrappeso non sono semplici numeri su una bilancia: rappresentano sfide complesse che possono avere un impatto significativo sul benessere fisico e mentale. Inoltre, le persone che ne soffrono sono oggetto di stigma. “Oggi come non mai si rende prioritario abbattere questa barriera culturale e i falsi miti attraverso la corretta informazione. È importante far capire che chi è in eccesso di peso non ha mancanza di volontà, ma una malattia da gestire affidandosi ad un medico e assumendo terapie farmacologiche laddove necessario.” Hanno dichiarato i relatori rispondendo alle domande dei moderatori.

L’ingestione di una quantità troppo elevata di calorie, che non vengono bruciate dall’attività fisica, comporta la formazione di tessuto adiposo (le cellule in cui il corpo umano accumula il grasso in eccesso). In Europa più del 50% della popolazione è in sovrappeso e circa il 30% è obeso, con numeri in costante aumento.

L’obesità è un fattore di rischio significativo per lo sviluppo del diabete di tipo 2. L’eccesso di peso corporeo, in particolare il grasso addominale, porta all’insulino-resistenza, una condizione in cui le cellule del corpo rispondono meno efficacemente all’insulina, ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue. Questo può portare a un aumento della produzione di insulina da parte del pancreas per compensare, e alla fine, se il pancreas non riesce a tenere il passo, i livelli di zucchero nel sangue possono aumentare, portando al diabete di tipo 2.

“Oltre duecento sono le condizioni mediche in qualche modo legate all’obesità, a cominciare dalla malattie metaboliche e da ben 13 forme di tumori. Ci sono poi le malattie cardiovascolari, i problemi respiratori, le artropatie, insomma un elenco molto lungo di patologie che si intersecano con sovrappeso e obesità” ha spiegato , Luca Busetto. ” L’obesità è una malattia ingravescente e recidivante. Ciò significa che tende a peggiorare nel corso del tempo, se non adeguatamente curata, e che da un certo punto in poi scattano meccanismi tali per cui il tessuto adiposo non si riesce più a eliminare e controllare. Inoltre – prosegue – l’obesità tende a ripresentarsi, anche se apparentemente risolta, ma non monitorata nel modo corretto. È dunque una malattia complessa che richiede uno sguardo attento e articolato  e in cui è fondamentale il ruolo di più specialisti, sia per le comorbilità innescate dalla patologia stessa, sia per il suo impatto psicologico. E di nuovo importantissimo è il ruolo della comunicazione: l’obesità non si risolve con affermazioni semplicistiche come “mangia meno e muoviti di più”». E se lo stile di vita resta un caposaldo imprescindibile, il ruolo delle terapie mediche, ed eventualmente di quelle chirurgiche, chirurgia bariatrica in primis, è cruciale e non deve lasciare spazio a equivoci. A cominciare da falsi miti”. Ha aggiunto  Andrea Lenzi.

Ma venendo al trattamento della patologia perchè di questo si tratta è bene non creare nè falsi miti nè false aspettative elinando la narrazione scorretta.

“Ritenere infatti che un farmaco sia tanto più efficace quanto maggiore è la perdita di peso garantita costituisce un grosso errore comunicativo. Non tutti i pazienti sono uguali e necessitano di perdere la medesima percentuale di peso. Inoltre maggior peso perso non necessariamente coincide con una migliore qualità di vita. Fondamentali sono infatti i meccanismi di azione dei farmaci che devono essere gestiti e calibrati ad personam” hanno dichiarato  Busetto e Lenzi. L’ottica del “mio lava più bianco”, tradotto “il tal medicinale fa dimagrire di più” è, quindi, uno stratagemma commerciale che poco ha a che vedere con la salute effettiva del paziente. Anche la comunicazione fuorviante che innesca meccanismi di preoccupazione e paura nel paziente può impattare sull’aderenza terapeutica. Un esempio? “Per dimagrire ho assunto un farmaco contro il diabete e sono finita in ospedale con le convulsioni”. Affermare che la cura consiste in una terapia per un’altra patologia è scorretto perché ci sono farmaci, nel caso specifico il principio attivo “semaglutide”, che nascono per curare una malattia, ma si mostrano poi efficaci anche per altre patologie. Non è affatto raro in medicina, inoltre talvolta (come in questo caso) dipende anche dal dosaggio. Gli effetti collaterali messi in risalto spesso hanno nulla a che vedere con quelli realisticamente possibili e più comuni. Anche la confusione che spesso si fa tra obesità o sovrappeso, e invece il desiderio di magrezza dettato da disturbi dell’immagine corporea, può essere pericolosa. “Un conto sono infatti i disturbi alimentari e psicologici della propria corporeità, un altro è una patologia come l’obesità” hanno quindi tenuto a precisare aggiungendo poi che anche il fattore immagine o la pubblicità scorretta vanno assolutamente monitorati e combattuti.

Anche le fotografie scelte a corredo di una comunicazione sull’obesità e il sovrappeso giocano, infatti  un ruolo rilevante. “Perché vengono scelte immagini in cui viene indossata da un corpo senza volto una maglietta corta e troppo attillata da cui fuoriesce un ventre strabordante? Sembra quasi che la persona obesa scelga volontariamente un capo di abbigliamento della taglia sbagliata per mettere in evidenza la sua problematica” si domandano provocatoriamente gli esperti.

Anche i titoli di articoli molto accurati dal punto di vista scientifico e attenti sul piano psicologico rischiano di alterare il senso complessivo della comunicazione perché eccessivamente aggressivi e stigmatizzanti. Spesso il desiderio di catturare l’attenzione si tramuta così in una mancanza totale di tatto con il risultato deleterio di vanificare il senso della comunicazione.

La narrazione dell’obesità richiede, quindi,  come dovrebbe essere peraltro per la comunicazione in generale, un’attenzione e una chiarezza che siano di stimolo al paziente per iniziare un percorso di cura e mantenerlo nel corso del tempo. La lotta a questa pandemia silente inizia, senza dubbio, dalla scelta delle parole e delle immagini. Perché le parole sono importanti, così come lo sono, sempre di più in questa epoca, le immagini che hanno il grande potere di innescare meccanismi virtuosi o di mortificare chi già cerca di convivere con una malattia spesso faticosa per il corpo e per l’anima.

Il Media Tutorial è stata, dunque,  un’occasione unica per fare chiarezza al riguardo e, grazie al contributo dei clinici, intervenuti , di approfondire il tema delle terapie approvate e del loro corretto impiego, così da fornire informazioni chiare fondate su solide basi scientifiche.

a cura della redazione

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Written by giovanni47