




Sostenibilità: l’Italia mancherà molti degli Obiettivi al 2030, ma politiche coraggiose e coordinate possono cambiare il futuro del Paese
Giovannini: “Gli appuntamenti istituzionali del prossimo biennio rappresentano un’opportunità irripetibile per dotare l’Italia di una visione e di un piano per il suo futuro in nome dello sviluppo sostenibile”
A Milano, alla Borsa Italiana, l’ASviS ha presentato il “Rapporto di Primavera 2026″, con dati inediti dell’Istat e dell’Istituto Tagliacarne sui vantaggi per le imprese italiane che investono in sostenibilità, le previsioni di Prometeia al 2030 e gli scenari al 2050 del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici
Secondo le previsioni presentate nel “Rapporto di primavera 2026” dell’ASviS, l’Italia mancherà
molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di natura economica, sociale, ambientale e istituzionale che si era impegnata a raggiungere entro il 2030.
La carenza di politiche pubbliche a favore della sostenibilità “a tutto campo” spiega questi risultati deludenti che rischiano di caratterizzare anche il futuro a lungo termine del Paese, ma gli scenari al 2050 mostrano come politiche coraggiose e coordinate di decarbonizzazione e innovazione, unite a un deciso investimento nell’occupazione giovanile e femminile e in educazione e formazione, possono cambiare le attuali traiettorie di bassa crescita, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze che caratterizzano oggi l’Italia.
Il quadro che emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ETS (ASviS), dal titolo “Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile.
Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050” presentato oggi nella sede di Borsa Italiana a Milano, in occasione dell’evento inaugurale del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, è inequivocabile: mentre il 90% degli studenti e delle famiglie, nonché l’85% della business community, ritiene importanti o molto importanti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) dell’Agenda 2030, la politica continua a guardare altrove, schiacciata tra crisi energetiche ricorrenti, incertezza geopolitica e carenza di visioni per un futuro più equo e sostenibile dell’Italia e dell’Unione europea.
Lontano dall’essere considerata l’unica soluzione possibile, sostenibilità è invece sotto attacco da chi non vuole cambiare l’attuale paradigma economico e gli assetti di potere esistenti.
Le previsioni elaborate da Prometeia e dall’ASviS mostrano che solo 11 obiettivi quantitativi sui 38 analizzati sono raggiungibili entro il 2030. Ad esempio, il tasso di occupazione previsto è al 71,2% (contro un target del 78%), la quota di energia da rinnovabili al 29,4% (contro il 42,5% del RePower EU), il rapporto occupazionale di genere al 77,1% (contro il 90% previsto dal Pilastro europeo dei diritti sociali).
Persistono poi forti disuguaglianze di genere: il 71,3% di chi lavora e riceve una retribuzione inadeguata in Italia è donna, mentre il tasso di occupazione femminile è al 57,4%, 20 punti sotto il target europeo.
“Una certa narrazione vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa – ha sottolineato Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS. – i dati dimostrano invece che è vero esattamente il contrario:le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile per generare prosperità, tutelare l’ambiente e accrescere l’autonomia strategica, come scrivemmo un anno fa mentre la politica si dedicava ad altro. Questo nuovo Rapporto, grazie a dati inediti e a scenari basati su modelli scientifici, mostra come la combinazione di politiche trasformative può cambiare il presente e il futuro del nostro Paese. Nel momento in cui il Governo deve aggiornare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS indica chiaramente gli investimenti e le riforme da realizzare per cambiare direzione, nonostante l’instabilità globale”.
I dati raccolti evidenziano dunque come la sostenibilità convenga, anche dal punto di vista economico. I dati Istat, ad esempio, mostrano che nel settore agricolo le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono maggiormente a utilizzare pratiche biologiche.
Le imprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano un differenziale di crescita pari a oltre il 16% rispetto a quelle poco coinvolte in questo ambito, a parità di altre condizioni, con valori più alti nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, in quelle del tessile, abbigliamento e calzature, e della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici.
L’Istituto Tagliacarne sottolinea poi che tra il 2017 e il 2024 i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-ESG contro il 55% delle Low-ESG, l’occupazione dipendente rispettivamente del 40% e del 28%; gli investimenti materiali e immateriali per le imprese High-ESG del 29% e del 167%, a fronte di incrementi del 27% e del 97% per le imprese Low-ESG. Anche sul fronte della finanza sostenibile, i dati smentiscono coloro che la considerano tramontata: gli operatori previdenziali con investimenti sostenibili sono passati da 79 a 95 in un solo anno, il 99,7% delle imprese assicurative italiane integra criteri ESG e il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari, un valore cresciuto di sei volte dal 2018.
Il futuro del nostro Paese non è segnato, anzi: le simulazioni inedite al 2050 realizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) in collaborazione con l’ASviS, mostrano come mentre nello scenario business as usual nel 2050 l’Italia perderà posizioni rispetto ad altri Paesi europei (ad esempio la Spagna), politiche coordinate possono cambiare drasticamente la situazione.
In particolare, realizzando politiche di decarbonizzazione, di investimento nell’istruzione di qualità, di stimolo all’occupazione giovanile e femminile e di innovazione digitale, l’indice che misura il benessere complessivo del Paese migliora del 15%, un valore più che doppio rispetto a quello tipico della singola politica più efficace.
“Chiediamo che gli impegni assunti a livello nazionale e internazionale siano tradotti in azioni coerenti, misurabili e verificabili – ha commentato Marcella Mallen, Presidente dell’ASviS- affrontando le proprie vulnerabilità strutturali: dalla dipendenza energetica dalle fonti fossili alle disuguaglianze sociali e territoriali, dalla precarietà lavorativa alla mancata piena valorizzazione delle nuove generazioni e del ruolo delle donne”.
Serve dunque un disegno unitario delle politiche. I piani previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione per il nostro Paese: la Voluntary National Review (VNR) che l’Italia presenterà all’ONU a luglio deve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e costituire la base per la revisione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile fissata a fine anno.
La nuova Strategia deve poi condurre a predisporre entro maggio 2027 quel Piano di Accelerazione Trasformativa che l’Italia ha garantito di realizzare per colmare i tanti gap rispetto agli SDGs, per poi, a settembre 2027, dopo le elezioni politiche, preparare il nuovo Piano Strutturale di Bilancio (PSB) come fissato regole fiscali europee, anche alla luce del Quadro Finanziario Pluriennale europeo 2028-2034 che nel frattempo sarà stato definito.
Grazie al contributo degli esperti delle oltre 300 organizzazioni che aderiscono all’ASviS, il Rapporto di Primavera 2026 illustra proposte concrete per definire i contenuti tali documenti, coerentemente con gli impegni stabiliti a livello europeo, che richiederanno all’Italia un deciso cambio di passo su politiche economiche, sociali, ambientali e istituzionali, nella cornice delineata dalla modifica della Costituzione del 2022 e dalla recente approvazione della legge che impone la Valutazione d’Impatto Generazionale (VIG) e la Valutazione d’Impatto di Genere (VIGE) delle nuove leggi.
Dopo aver portato la sostenibilità nella Costituzione italiana, ora bisogna cambiare le politiche e i comportamenti, tanto più nel mondo instabile in cui viviamo, per assicurare alle generazioni presenti e a quelle future un benessere più equo e sostenibile.
L’evento inaugurale del decimo Festival dello Sviluppo Sostenibile
L’evento di apertura della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile è iniziato con i saluti istituzionali del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, dell’Amministratore Delegato di Borsa Italiana Fabrizio Testa e della Presidente dell’ASviS Marcella Mallen. Ad avviare il dibattito, la presentazione del “Rapporto di Primavera 2026” a cura di Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS, seguita dal keynote speech di Piero Cipollone, Membro del Board della BCE, sugli “Scenari economici e le implicazioni del nuovo shock energetico”. Il panel “La finanza per lo sviluppo sostenibile” ha mostrato la vivacità, ma anche le sfide, del settore, grazie agli interventi di Mario Corti (Senior partner di KPMG in Italia), Stefano Mach (CEO di IMPact SGR), Renato Panichi (Country Lead for Italian Corporate Ratings and Head of Climate Risk EMEA Corporate Ratings, S&P Global Ratings), Claudia Sorlini (Vicepresidente Fondazione Cariplo), Alessandro Terzulli (Chief Global Economics, Impact & ESG di SACE) e Concetta Testa (Head of Sostenibilità Cassa Depositi e Prestiti).
Il keynote speech di Mariangela Zappia, Presidente dell’Istituto degli Studi di Politica Internazionale (ISPI), ha affrontato la crisi delle istituzioni internazionali e il futuro del multilateralismo, mentre il panel “Politiche per un’Italia sostenibile”, con gli interventi di Riccardo Barbieri Hermitte (Direttore Generale del Tesoro), Lilia Cavallari (Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio), Alessandro Rosina (Università Cattolica e Consigliere CNEL) e Paolo Sestito (Capo del Dipartimento Pianificazione, Organizzazione e Bilancio della Banca d’Italia) ha illustrato le proposte di policy contenute nel Rapporto.
Nel pomeriggio, i lavori sono proseguiti con il keynote speech di Paolo Gentiloni (già Presidente del Consiglio e Vicepresidente della Commissione europea) incentrato sul futuro dell’Unione europea in un mondo turbolento, mentre il panel “Le scelte delle imprese di fronte all’instabilità sistemica”, con Barbara Cimmino (Vicepresidente di Confindustria), Francesco Di Ciommo (Presidente e Amministratore delegato di FDC Consulting), Francesco Durante (Amministratore Delegato di Multiversity), Giuseppe Esposito Mocerino (Presidente di Netgroup), Eric Ezechieli (Cofondatore di Nativa), Ninell Sobiecka (Presidente e Amministratore Delegato di L’Oreal Italia) e Giovanni Tula (Head of Sustainability Italy of Enel), ha evidenziato i vantaggi delle imprese italiane che credono e promuovono la sostenibilità, in linea con quanto indicato dal documento dell’ASviS.
In mattinata l’evento è stata moderata da Nicola Saldutti (Corriere della Sera), il pomeriggio da Luca Mazza (Avvenire), entrambi affiancati da Sara Zambotti (Caterpillar-Rai Radio 2).
La giornata è stata inoltre arricchita dai contributi artistici della cantante Chiara Galiazzo e dell’attore Fill Pill che hanno cantato e suonato , tra l’altro, una delle piu’ belle canzoni del noto cantautore italiano, recentemente scomparso , Gino Paoli da lui scritta ed interpretata nel 1991, e conosciuta anche come “Quattro amici al bar, o Eravamo quattro amici al bar”.
a cura della redazione
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