L’immunoterapia continua a spostare in avanti i confini della cura dei tumori. Dopo aver rivoluzionato il trattamento delle forme metastatiche, oggi i benefici si estendono anche agli stadi iniziali della malattia, con l’obiettivo di aumentare le probabilità di guarigione.

Le nuove prospettive riguardano il tumore del polmone, il carcinoma della vescica e quello dell’endometrio grazie alle recenti approvazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per nuove indicazioni di durvalumab, illustrate durante l’incontro ‘Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi’ promosso da AstraZeneca al Teatro Gerolamo di Milano.

All’incontro moderato dal giornalista scientifico Mauro Boldrini, hanno partecipato Silvia Novello, presidente di Walce e ordinario di Oncologia medica all’Università di Torino , Lorenzo Antonuzzo, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze , Alberto Mantovani, Presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e Professore Emerito all’Humanitas University , Cesare Gridelli, Direttore della U.O.C. di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino , Rodolfo Hurle, urologo IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Paola Morosini Medical Affairs Head Oncology di Astra Zeneca.

Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro.

“Il sistema immunitario può essere paragonato a un’orchestra straordinaria ed estremamente complicata, costituita da almeno 4.000 miliardi di diverse componenti . Non conosciamo tutti gli orchestrali, gli strumenti e gli spartiti dell’orchestra immunologica. Ma ogni passo avanti in questa comprensione si traduce in benefici per i pazienti. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca e nell’innovazione. All’inizio del nuovo Millennio, abbiamo assistito a un cambio di paradigma, che ha portato a una nuova visione del cancro, non più come malattia centrata solo sulla cellula tumorale, ma caratterizzata anche dal microambiente, cioè dalla nicchia ecologica in cui si sviluppa la neoplasia e di cui fanno parte alcune cellule del sistema immunitario, come i macrofagi e le cellule T regolatorie. La nuova visione è stata accompagnata dalla scoperta dei freni del sistema immunitario, i cosiddetti checkpoint, e dal conseguente sviluppo di farmaci in grado di sbloccare questi freni, per liberare la risposta immunitaria. Il cancro ha la capacità di ingannare e disorientare le cellule del sistema immunitario, sviluppando strategie di evasione ed innescando risposte infiammatorie inappropriate. Ecco perché la ricerca contro i tumori è una strada in salita. La migliore comprensione dei meccanismi di evasione e resistenza consentirà di salvare più vite”. Ha esordito il Dr. Mantovani forse ispirato dalla location.

“Il trattamento standard, per 20 anni, è stato costituito dall’intervento chirurgico di cistectomia radicale, preceduto da 4 cicli di chemioterapia a base di cisplatino .Circa la metà dei pazienti, però, va incontro a recidiva o progressione di malattia, per cui resta un bisogno clinico finora insoddisfatto. L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab, prima e dopo la chirurgia, rappresenta una strategia innovativa, che cambia la pratica clinica. È il primo regime immunoterapico perioperatorio a dimostrare un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale in questa popolazione di pazienti. Nello studio NIAGARA, pubblicato sul New England Journal of Medicine, si è registrata una riduzione del 25% del rischio di morte, infatti l’82,2% dei pazienti trattati con durvalumab era vivo a 2 anni rispetto al 75,2% con la sola chemioterapia neoadiuvante. Inoltre, è stata evidenziata una riduzione del 32% del rischio di progressione di malattia, di recidiva, di non completare la chirurgia prevista o di morte”. Ha chiarito il Dr. Antoniuzzo

In Italia, nell’ultimo decennio, i decessi per tumore sono diminuiti del 9% e circa la metà delle persone che oggi ricevono una diagnosi di cancro è destinata a guarire, raggiungendo un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale.

Un progresso reso possibile dalla prevenzione, dalla diagnosi precoce e dall’evoluzione delle terapie immunologiche.

Tra le novità più rilevanti figura il tumore del polmone non a piccole cellule in stadio precoce. Aifa ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione alla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico e successivamente in monoterapia come trattamento adiuvante.

L’obiettivo è ridurre il rischio di recidiva e aumentare la sopravvivenza. “Questa strategia modifica il paradigma terapeutico del carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce, aumentando significativamente le possibilità di cura  È fondamentale il lavoro del team multidisciplinare per selezionare correttamente i pazienti. Inoltre la chemio-immunoterapia neoadiuvante può ridurre le dimensioni del tumore, consentendo di trattare un maggior numero di pazienti e, potenzialmente, con interventi chirurgici meno invasivi”. Ha tenuto a precisare Silvia Novello.

Secondo Cesare Bridelli: “Nello studio AEGEAN, pubblicato sul New England Journal of Medicine –  il regime con durvalumab prima e dopo la chirurgia ha mostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva, progressione o morte rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante. All’analisi a 12 mesi, la sopravvivenza libera da eventi è stata osservata nel 73,4% dei pazienti che hanno ricevuto durvalumab rispetto al 64,5%. Inoltre, il quadruplo dei pazienti trattati con durvalumab più chemioterapia prima della chirurgia, il 17,2% contro il 4,3%, ha raggiunto la risposta patologica completa, che indica l’assenza di malattia residua, rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante. Anche la qualità di vita, valutata nello studio, è stata preservata”.

Sempre nel tumore del polmone arriva un’importante novità anche per il microcitoma in stadio limitato, una forma particolarmente aggressiva che rappresenta circa il 15% di tutte le diagnosi polmonari.

Per la prima volta dopo oltre quarant’anni, l’introduzione di durvalumab come terapia di consolidamento dopo chemioradioterapia determina un miglioramento della sopravvivenza globale, aprendo nuove prospettive terapeutiche.

Un’altra svolta riguarda il carcinoma della vescica muscolo-invasivo operabile. Anche in questo caso Aifa ha approvato l’impiego di durvalumab in associazione alla chemioterapia prima della cistectomia radicale, seguito dalla monoterapia dopo l’intervento.

“Per circa vent’anni il trattamento standard è stato rappresentato dalla chirurgia preceduta dalla chemioterapia a base di cisplatino, ma quasi la metà dei pazienti sviluppava una recidiva o una progressione di malattia . L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab prima e dopo la chirurgia rappresenta una strategia innovativa che cambia la pratica clinica”. Ha ricordato Lorenzo Antonuzzo.

Secondo il  Dr. Hurle : “È necessaria una presa in carico multidisciplinare del paziente candidato alla cistectomia – spiega Rodolfo Hurle, urologo IRCCS Istituto Clinico Humanitas – Dopo la diagnosi istologica e la stadiazione radiologica, il trattamento deve essere discusso all’interno del gruppo multidisciplinare, costituito da figure centrali, che includono l’urologo, l’oncologo, il radioterapista, il radiologo e l’anatomo-patologo. Si possono aggiungere altri professionisti, come lo psiconcologo, il medico nucleare, il geriatra, il riabilitatore e il nutrizionista. L’approvazione del regime periperatorio con durvalumab rende ancora più importante il confronto multidisciplinare”.

I dati dello studio Niagara confermano il beneficio clinico del nuovo approccio: il trattamento ha ridotto del 25% il rischio di morte e del 32% il rischio di progressione della malattia, recidiva, mancato completamento dell’intervento chirurgico o decesso.

A due anni risultava vivo l’82,2% dei pazienti trattati con durvalumab rispetto al 75,2% di quelli sottoposti alla sola chemioterapia. Nuove prospettive arrivano anche per il carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivante con deficit del mismatch repair, dove l’associazione tra durvalumab e chemioterapia, seguita dalla terapia di mantenimento, ha dimostrato una marcata riduzione del rischio di progressione della malattia.

“Con l’approvazione” al rimborso “di acalabrutinib in combinazione con venetoclax si offre ai pazienti con leucemia linfatica cronica una terapia orale con una durata fissa di tempo – 14 cicli, distribuiti in circa 14 mesi – con effetti collaterali che sono limitati, limitando quella parte di rischio cardiovascolare che per questa tipologia di pazienti è sicuramente rilevante”. Inoltre, “nel linfoma mantellare, dopo anni possiamo offrire un’opzione che cambia la storia naturale della malattia, associata a un minor rischio di eventi avversi e a una buona qualità di vita”. Ha dichiarato, infine,  Paola Morosini sottolineando il continuo impegno di Astrazeneca nella lotta e soprattutto nella prevenzione delle malattie oncologiche sulle quali non deve mai calare appunto il silenzio ma occorre sempre parlarne.
E’ seguito on line l’intervento anche canoro di Silvia Salemi cantautrice e autrice del brano “End Of Silence” parte del titolo dell’evento odierno.

a cura della redazione

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Written by giovanni47

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