

L’estate come nessuna altra stagione parla di spensieratezza e colore, di brindisi al tramonto
guardando il mare o il lago, di rosa e leggerezza.
Anche quest’anno la tendenza rosé per l’estate è la leggerezza gastronomica: vini versatili, freschi e capaci di reggere un intero pasto, dall’aperitivo in spiaggia alla cena.
Di pari passo continua la ricerca di meno alcol e più freschezza, quindi rosati a bassa gradazione e nuove
denominazioni aromatiche e leggere, come nel caso dell’Igt Opera.
Cresce infine la curiosità per i rosé da uve locali e storiche, come Nebbiolo o Sangiovese, in special modo se si stratta di viti allevate in altitudine, che donano piacevole acidità e mineralità. Tutte caratteristiche, queste, di Opera, che riesce a coniugare le sue note profumate a piatti perfetti per il clima estivo, come crudi di mare, tartare e carpacci di carne e pesce.
La storia di Opera, il vino dedicato alla Marchesa di casa Spada
“E la Marchesa mi donò, duecentosedici pecore, ventisei capre e due scrofette”
Il suo nome deriva dall’Opera Pia, una straordinaria iniziativa di solidarietà voluta dalla famiglia Spada alla fine del Seicento, quando il Principato di Castel Viscardo decise di combattere la povertà non con l’elemosina, ma offrendo un’opportunità concreta. A ogni famiglia bisognosa venivano affidati 216 pecore, 26 capre e due scrofette. Gli animali rimanevano di proprietà del Principato, ma per cinque anni tutti i proventi derivanti dalla vendita del latte, delle pelli e delle carni appartenevano interamente alle famiglie che li allevavano. Un vero e proprio investimento sociale ante litteram.
Per garantire il buon andamento dell’iniziativa, il Principe nominò una commissione composta da cinque uomini di fiducia incaricati di vigilare sullo stato del gregge.
I risultati furono straordinari. Nel giro di pochi anni quelle famiglie non erano più povere e, nell’arco di circa quindici anni, Castel Viscardo divenne uno dei comuni più prosperi dell’Umbria.
Fu proprio questa prosperità a permettere agli Spada di trasferire parte della loro ricchezza a Roma, dove acquistarono e ristrutturarono Palazzo Spada, avvalendosi anche del genio di Francesco Borromini. Ancora oggi il palazzo è la prestigiosa sede del Consiglio di Stato e ricco di preziosi elementi artistici, tra cui la Galleria Prospettica.
Per questo motivo questo vino si chiama Opera: perché celebra un’opera di solidarietà che cambiò il destino di un’intera comunità.
Nel calice Opera è un Rosato IGP Umbria ottenuto da Sangiovese in purezza.
Nasce nei vigneti di Castel Viscardo, a circa 450 metri di altitudine, su terreni argilloso- calcarei con depositi alluvionali, esposti a sud e sud-ovest, condizioni ideali per ottenere uve ricche di profumi ma sempre sostenute da una piacevole freschezza.
Le vigne hanno un’età media di circa vent’anni e la raccolta viene effettuata rigorosamente a mano.
La vinificazione prevede una pressatura soffice con un brevissimo contatto con le bucce, seguita da fermentazione a temperatura controllata in acciaio.
Il vino affina poi sei mesi sulle fecce fini e completa la sua evoluzione con un ulteriore mese in bottiglia.
Il risultato è un rosato elegante e raffinato, dal colore rosa tenue, con profumi di piccoli frutti rossi, melograno, fragolina e delicati richiami floreali. Al palato è fresco, sapido, equilibrato e di grande bevibilità, con una piacevole persistenza che invita immediatamente a un nuovo sorso.
Con una produzione di appena 7000 bottiglie, Opera rappresenta una piccola eccellenza che racchiude il carattere autentico del territorio umbro.
Opera non è soltanto un vino. È ma memoria di una delle prime forme di economia solidale della storia locale. Ogni calice racconta come la generosità, quando è accompagnata dalla fiducia e dal lavoro, possa trasformare il destino di un’intera comunità.
www.feudispada.it
a cura della redazione
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