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Uno vale uno?

Siamo in un mondo ricco di disuguaglianze, dove ancora in troppi vivono al disotto del livello di sussistenza, nonostante la povertà estrema sia largamente diminuita negli ultimi 40 anni, da 1.9 mld di persone nel 1990 (circa il 35% della popolazione mondiale) a 650 mln nel 2018 (circa l’8,6%). La povertà colpisce principalmente Paesi in via di sviluppo e le ragioni di queste disuguaglianze sono molteplici ma, limitandoci ai Paesi sviluppati, una delle cause principali viene sovente imputata ad un sistema economico iniquo, in cui la meritocrazia è uno degli aspetti considerati importanti.

Questo termine è diventato di uso comune dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso e fu coniato da Michael Young, un sociologo e politico britannico. Il principio risale però ai pensatori più importanti dell’antichità (Confucio, Platone, …), ed era riferito al sistema di selezione di leaders politici virtuosi. Alla base della virtù, almeno nel mondo occidentale, c’era la proposizione socratica che essa è “conoscenza”: … distinguere la realtà dall’apparenza … in questo consiste la conoscenza1. Più recentemente, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, elaborata durante la Rivoluzione Francese, stabiliva che Tutti i cittadini … sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.

Oggi il merito più che ad un astratto concetto di virtù è legato al principio che il successo deriva dal proprio impegno nello studio e nel lavoro, oltreché dalle capacità individuali, piuttosto che sulla base delle proprie origini famigliari, dei propri contatti, della propria ricchezza. Ciò ha avuto un grande impatto sul disegno della società attuale: le aristocrazie del passato, ricche e potenti solo per fortune dinastiche, sono state sostituite da élites di imprenditori, manager, funzionari, artigiani e accademici che hanno dovuto competere in un libero mercato, anche intellettuale, dove si sono affermati coloro che più si sono impegnati grazie al loro sacrificio personale, fantasia, costanza e talento. E ciò vale non solo con riferimento ai più noti personaggi del panorama economico, ma anche all’interno delle singole aziende e delle attività una volta considerate meno capaci di aiutare a salire la scala sociale. Pensate, per esempio, ai cuochi.

Questo sistema, progressivamente accettato un po’ ovunque negli ultimi cinquant’anni, senza sostanziali differenze legate alle tradizioni dei diversi Paesi, è sicuramente uno degli ingredienti alla base della rapidità dello sviluppo economico, scientifico, tecnico e culturale recente che ha premiato i migliori. Pur non essendo esente da esagerazioni (si pensi per esempio agli orari di lavoro richiesti in certi ambiti professionali), la meritocrazia è generalmente accettata.

Anche se rischia di trasformarsi in una specie di tirannia, soprattutto in certi contesti: nei confronti di chi non ha la possibilità, o la volontà, di mettersi in gioco e nei confronti di quegli adolescenti sottoposti a pressioni fortissime per accedere alle università più selettive. Alcuni considerano questo sistema come discriminatorio nei confronti dei meno fortunati, nonostante la ricerca smentisca questa teoria2 : pur essendo sicuramente un sistema che crea delle élites, appare, infatti, che la discriminazione che limita l’ottenimento di ricompense a chi le “merita” sia generalmente accettata: si pensa cioè che la propria riuscita dipenda soprattutto dal proprio impegno, e non da altri fattori.

Tendiamo cioè a valutare i successi sulla base del principio meritocratico anche perché la percezione che abbiamo del mondo è condizionata dal microcosmo nel quale viviamo , dove ci confrontiamo con partners, amici e colleghi che hanno livelli simili ai nostri di istruzione e background sociale. Per contro, pare che le preoccupazioni sulle disuguaglianze siano maggiori, a parità delle altre condizioni, nei Paesi (normalmente quelli meno democratici) dove la gente reputa che le iniquità siano più legate a fattori strutturali che meritocratici. Un po’ ovunque esistono però ambiti nei quali la meritocrazia non è alla base della selezione, inefficienze che contrastano il successo dei migliori (si veda – per quanto riguarda l’Italia – ciò che è accaduto alla virologa Ilaria Capua, o il fenomeno dell’espatrio dei laureati, aumentati del 41,8% dal 2013), e forze che combattono per mantenere uno status quo non basato sui meriti personali (da noi: notai, farmacisti, …).

Analogamente alla concorrenza, dove il successo è il premio per i migliori prodotti e servizi, e relega i competitors meno abili ai margini del mercato, la meritocrazia, cioè la concorrenza a livello dei singoli, ha per sua natura la caratteristica di non annullare a livello di sistema le differenze economiche e sociali.

Mi sembra che il dibattito sulle disuguaglianze dovrebbe quindi riguardare più la parità delle condizioni d’inizio per l’accesso alle opportunità che la coincidenza nei risultati ottenuti. Penso cioè che sia necessario partire dalla base, cioè dalla formazione degli individui fin dalla prima infanzia, come dimostrato da numerosi studi e ricerche . E da una rivisitazione radicale dei programmi scolastici in modo che questi possano essere sufficientemente flessibili, per adeguarsi sia alle aspirazioni ed alle scelte effettuate nel periodo adolescenziale sia ai cambiamenti del panorama lavorativo, in mutamento sempre più rapido per l’evoluzione tecnologica e dei costumi.

Per ottenere risultati nel medio periodo, ci si dovrebbe muovere ora e velocemente, sensibilizzando tutti sull’importanza di un’istruzione più precoce e di programmi più evoluti e dinamici. Con la stessa attenzione, anche mediatica, dedicata al cambiamento climatico.

 

1 I. Berlin: Il Legno Storto dell’Umanità, pag. 54, Adelphi, Milano 1994

2 J.J.B. Mijs: The Paradox of Inequality: Income Inequality and Belief in Meritocracy go Hand in Hand, Socio-Economic Review, Oxford University Press, vol. 19 n° 1, January 2021

a cura della redazione

Written by giovanni47

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