Feudi Spada è la prima azienda vitivinicola italiana a utilizzare la tecnologia di DUST  Identity (spin-off del MIT, con sede a Boston), che utilizza frammenti di diamante ingegnerizzati per creare una firma fisica, invisibile e non clonabile sugli oggetti.

Applicati sull’etichetta, sul vetro o su altri componenti, questi micro-diamanti generano  una impronta ottica unica, leggibile con uno scanner e ancorata a un’identità digitale. 

Ogni bottiglia diventa così fisicamente identificabile, come se avesse una propria  impronta digitale. 

“La forza di questa tecnologia sta nel trasformare un oggetto fisico in qualcosa che esiste  una sola volta al mondo e che può essere riconosciuto per sempre. Il diamante lascia una  firma invisibile, unica e permanente. Una firma che non si può copiare, non si può simulare,  non si può ripetere.” Spiega Alessandro Leoni, enologo e patron di Feudi Spada.

La tecnologia DUST è stata applicata all’etichetta dello Chardonnay in purezza Monte – Alfina, vendemmia 2023, creando per ciascuna delle 1388 bottiglie dell’annata una firma  fisica collegata a una landing page dedicata.

Una sola identità digitale per bottiglia, unica come il vino che contiene. 

Con DUST Identity si entra in una dimensione completamente nuova. La firma di  diamante è fisicamente unica, non clonabile, non removibile senza danneggiamento e non  altera in alcun modo l’estetica o l’esperienza sensoriale. È inoltre pienamente compatibile  con NFC, QR code e blockchain, che vengono rafforzati e non sostituiti. Non si certifica  più soltanto il percorso della bottiglia, ma la bottiglia stessa. DUST trasforma il vino da  prodotto tracciabile a oggetto identitario.

Per Feudi Spada non è solo un tema di sicurezza, ma di coerenza: se il vino è unico, anche  la bottiglia deve esserlo.

La punta di diamante di Feudi Spada: Monte-Alfina  

Etichetta di punta dell’azienda, è realizzato con uve Chardonnay in purezza, allevate  sull’Altopiano vulcanico dell’Alfina, su un terreno particolarissimo, da cui le viti acquistano  caratteristiche uniche.

Siamo nell’antica Etruria, in una terra di confine, tra Umbria e Lazio,  in un vigneto di circa 10 anni di età, che rappresenta un vero e proprio Cru, a quasi 600  metri sul livello del mare, e che ospita una selezione clonale di Chardonnay proveniente  dalla Borgogna. Alfina è una località di Castel Viscardo e prende il suo nome dalla crasi di  due parole, Aria e Fina, a indicare la forte ventilazione del luogo, ottenendo prima “Arfina“  e quindi “Alfina”.

Il vino matura per circa 6 mesi in barriques di rovere francese provenienti dalla foresta di  Nièvre, fatte con legno verde, non stagionato, selezionate scrupolosamente da Alessandro  Leoni.

L’annata 2023 si preannuncia già come una delle più interessanti dal punto di vista  organolettico, per un vino che affina in bottiglia almeno 1 anno e mezzo prima di entrare in  commercio.

L’utilizzo della tecnologia DUST Identity con la firma di diamante permette di garantire  l’autenticità fisica di ogni singola bottiglia, di rendere impossibile il refilling senza che la  manomissione sia rilevabile e, di conseguenza, di proteggere il valore del brand e del  territorio.

Feudi Spada – Radici umbre, visione globale 

La scelta visionaria di Alessandro Leoni 

Feudi Spada, l’azienda umbra fondata da Alessandro Leoni e Maurizio Fea nel 2010 a  Viceno, una frazione di Castel Viscardo, in provincia di Terni e a due passi da Orvieto, da  15 anni è interprete di un territorio vitivinicolo straordinario.

L’azienda si espande su 38  ettari, di cui 11 vitati, e annovera le vigne più alte dell’Umbria, con appezzamenti che  arrivano fino ai 580 metri di altitudine.

Da sempre impegnata in un genere di agricoltura sostenibile, Feudi Spada si  contraddistingue per la sua attenzione verso l’utilizzo di una viticoltura di qualità che va  oltre il concetto di biologico, grazie alla sperimentazione e alle ricerche scientifiche che  hanno portato alla realizzazione di un metodo certificato che sfrutta gli estratti vegetali  naturali per potenziare la resistenza della vite, il Protocollo ZEI (Zero Environmental  Impact), realizzato con la collaborazione con l’Università della Tuscia, al fine di aumentare  la capacità fotosintetica e preservare la biodiversità del vigneto.

Questo sistema avanzato di  viticoltura sostenibile che elimina completamente l’uso di fitofarmaci chimici, migliora la  qualità dell’uva e riduce sensibilmente l’impatto ambientale.

Grazie a questo tipo di agricoltura il vigneto viene costantemente monitorato e le salubrità  delle vigne dà luogo a vini che sono pura espressione del territorio, sani, vibranti e di grande  carattere.

a cura della redazione

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Written by giovanni47