All’interno di Park Hyatt Milano, il ristorante gastronomico Pellico 3 si distingue come uno spazio in cui alta cucina e ricerca artistica dialogano naturalmente. Le opere d’arte e la cucina condividono lo stesso ambiente dando forma a un’esperienza in cui il gusto incontra l’estetica.
In questo contesto, linguaggi diversi guidati dalla stessa ricerca di essenzialità, trasformazione, cromie e profondità, creano una relazione naturale tra la cucina dello chef Guido Paternollo e le opere esposte di Tancredi Parmeggiani (“Senza Titolo”), Claudio Verna (“Oro Antico”, “Colonna” e “Percezione II”) e Turi Simeti (“Nove Ovali”). Artisti e chef diventano così interpreti della materia, capaci di raccontarla nella sua forma più autentica e libera da sovrastrutture.
Se Claudio Verna, negli anni Sessanta, sceglie la pittura quando molti la dichiarano superata e fonda la “Pittura Analitica” — nota anche come “Pittura Pittura” — concentrandosi sugli elementi essenziali della tela, del colore, del gesto e della superficie, Paternollo porta avanti una “cucina cucinata”, lontana dalle estetiche iperconcettuali, dove fuoco, tecnica e materia tornano centrali nella costruzione del gusto.
In Oro Antico Verna stratifica gialli e aranci fino a creare una superficie calda, quasi pulsante. La materia segue la forza e il ritmo delle cromie, che si sovrappongono per creare sempre più luminosità in uno spazio senza confini dando massima libertà al colore. Lo stesso accade nell’Irish Coffe di Champignon prezzemolo, rosa di Champignon, emulsione vellutata di funghi, lardo di colonnata di Paternollo. Il fungo è reso liquido e solido, concentrato ed emulsionato. Il sapore si muove come il colore sulla tela: muta intensità, si espande, ritorna, senza mai fissarsi in una forma definitiva. Una materia viva che si cambia continuamente nell’opera e nel piatto.
Anche in Colonna, la pittura di Verna si sviluppa come una traiettoria aperta. Le bande nere, arancioni e gialle guidano senza imporre un centro narrativo, lasciando lo sguardo libero di cambiare direzione. Nello Scampo Poché emulsione al levistico, fave, polvere di curry e limone nero di Paternollo, questa verticalità diventa una progressione di sapori e contrasti invisibili: la freschezza del levistico, la profondità del curry, la dolcezza dello scampo generano un equilibrio dinamico che libera ogni elemento nella sua purezza.