Durante PKU&Noi2026 si è trattato di nuove strategie terapeutiche, dietoterapia in evoluzione e rischio di abbandono della gestione terapeutica, soprattutto in adolescenza e nell’età adulta. Dalla sepiapterina a JNT-517/repinatrabit, la ricerca apre nuove possibilità, ma gli esperti invitano a distinguere tra ciò che è già disponibile, ciò che è in fase di accesso e ciò che resta ancora sperimentale.

 

Si è conclusa la VI edizione di PKU&Noi, l’evento divulgativo che si svolge ogni anno in occasione del PKUDay (28 giugno) e che ha il compito di sensibilizzare sulla Fenilchetonuria, una malattia metabolica rara, autosomica recessiva, presente fin dalla nascita e causata da un difetto dell’enzima fenilalanina idrossilasi che non permette di metabolizzare in modo corretto la fenilalanina contenuta negli alimenti proteici. Se non trattata, infatti, può presentare disabilità intellettiva grave e permanente, ritardi nello sviluppo, problemi comportamentali e psichiatrici. Grazie allo screening neonatale esteso, presente in Italia dal 1992, diagnosi e trattamento sono tempestivi. Nel mondo, questa malattia metabolica rara interessa più di 50.000 persone e in Italia viene diagnosticata a un bambino ogni 10.000 nati.

L’edizione 2026 ha posto l’attenzione su tre grandi temi: le nuove frontiere nella PKU, tra terapie già disponibili, strategie nutrizionali in evoluzione e trattamenti ancora in studio; i rischi dell’abbandono della gestione terapeutica, una delle questioni più delicate soprattutto in adolescenza e nel passaggio all’età adulta; e le differenze regionali nella cura di adulti e bambini.

Ad aprire il confronto sulle nuove prospettive terapeutiche è stato il Professor Alberto Burlina, ricercatore universitario senior e consulente dell’AOU di Padova per le malattie metaboliche, che ha premesso: «Per gestire al meglio la PKU, soprattutto in età adulta, serve una combinazione di terapie, dalla dietoterapia a una o più terapie farmacologiche. Il nostro obiettivo è tenere bassi i valori di fenilalanina: se elevati, possono essere tossici per il cervello causando disturbi neurocognitivi, comportamentali e diminuzione della qualità di vita». A oggi sono presenti più strumenti terapeutici, anche se, ha ricordato il Professor Burlina, la dietoterapia rimane un caposaldo. «Parlare di nuove terapie è sicuramente importante, ma bisogna distinguere tra ciò che è stato approvato ma non ancora disponibile in Italia, come la sepiapterina, da ciò che è ancora in fase di studio». Tra queste ultime c’è il JNT-517, repinatrabit, ancora in fase di studio.

 

A PKU&Noi2026 si è parlato dei risultati emersi dall’impiego di pegvaliase, la terapia enzimatica che può essere assunta dai 16 anni in su tramite iniezione da chi ha fenilchetonuria classica e che non ha risposto alla terapia farmacologica e/o che ha rifiutato un approccio dietetico: «Continua a mostrarci buoni risultati, ma la terapia necessita di una fase di adattamento lunga», ha rimarcato Burlina, che già a PKU&Noi2025 aveva portato all’attenzione lo studio pubblicato sull’European Journal of Neurology dove veniva evidenziata la normalizzazione dei livelli di fenilalanina e il miglioramento di alcuni test neurocognitivi. «In più, in alcuni pazienti che avevano una risonanza magnetica alterata, si è vista una normalizzazione, e ciò significa che in tutti i pazienti ci può essere la reversibilità del quadro neurologico», ha affermato Burlina.

 

La sepiapterina apre un’altra strada: «A differenza del pegvaliase, questa terapia non ha limiti di età per l’assunzione. È una formulazione in polvere e viene assunta, diluita, per via orale. È un farmaco di nuova generazione che agisce come cofattore BH4, ed è più potente e selettiva rispetto alla sapropterina. L’efficacia sembra elevata e in circa il 60% dei pazienti c’è stata una diminuzione della fenilalanina superiore al 20%. Questo significa che noi possiamo aumentare la tolleranza alla fenilalanina con i cibi naturali. Ma non pensiamo, come abbiamo fatto per molti anni che sia un’alternativa alla terapia dietetica: lo sarà per alcuni, ma per altri potrà essere associata», ha dichiarato il professor Burlina. E gli effetti collaterali? «Un iniziale mal di pancia, una colorazione transitoria dei denti di color arancione, che sparisce con un po’ di dentifricio e spazzolino».

Sul ruolo della dietoterapia è intervenuto il Professor Giacomo Biasucci, pediatra, Direttore dell’U.O.C di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, Centro di Riferimento Regionale per le Malattie Metaboliche Ereditarie, sottolineando come il trattamento nutrizionale non possa essere ridotto al solo controllo del valore della fenilalanina. «Nella PKU non dobbiamo curare solo una malattia, ma un bambino, un ragazzo, una persona nella sua complessità. Il controllo metabolico è fondamentale, ma la salute passa anche attraverso la crescita, lo sviluppo neuropsicomotorio, la qualità della vita, la socialità e il benessere psicologico. La dietoterapia deve essere efficace, ma anche sostenibile nel tempo», ha spiegato Biasucci. Tra le evoluzioni più significative in ambito nutrizionale, Biasucci ha richiamato il ruolo del glicomacropeptide, o GMP, una fonte proteica a basso contenuto di fenilalanina che può rappresentare, in pazienti selezionati e secondo indicazione del centro metabolico, un’alternativa o un’integrazione alle miscele aminoacidiche tradizionali, con possibili benefici in termini di palatabilità, qualità nutrizionale, salute ossea e microbiota intestinale. «Il GMP è una delle novità più interessanti degli ultimi anni perché può migliorare la qualità nutrizionale e la palatabilità della terapia. Rendere i prodotti più gradevoli, ridurre il retrogusto amaro, favorire modalità di assorbimento più fisiologiche e offrire alimenti ipoproteici più vicini a quelli comuni significa lavorare sull’aderenza. Ma attenzione: anche nella PKU dobbiamo parlare di salute a 360 gradi, prevenendo squilibri nutrizionali, sovrappeso e obesità», ha aggiunto Biasucci.

Un focus specifico è stato dedicato anche alle terapie per gli adulti, con la Dottoressa Lucia Brodosi, metabolista presso il Dipartimento di Nutrizione Clinica e Metabolismo IRCCS AOU di Bologna Policlinico di Sant’Orsola, che ha trattato degli LNAA, Large Neutral Amino Acids, cioè aminoacidi neutri a lunga catena, che, pur non essendo di nuova generazione, possono avere un ruolo in alcuni pazienti selezionati, soprattutto quando la gestione dietetica risulta particolarmente complessa, e dell’impiego del pegvaliase in questa fase di vita, ricordando che «l’adulto con PKU porta con sé bisogni differenti rispetto al bambino, quali il bisogno di autonomia, vita sociale, relazioni, progettualità familiare. La transizione dall’età pediatrica all’età adulta è un passaggio cruciale. L’adulto non è semplicemente un bambino cresciuto: ha bisogni diversi, responsabilità diverse e spesso una fatica terapeutica accumulata negli anni. Per questo è importante che la presa in carico non si interrompa, ma venga accompagnata e adattata alla vita reale della persona», ha dichiarato Brodosi. Brodosi ha fatto cenno anche al JNT-517: «Repinatrabit, noto anche come JNT-517, è una molecola orale sperimentale che agisce con un meccanismo diverso rispetto alle terapie già disponibili: non interviene direttamente sull’enzima fenilalanina idrossilasi (PAH), ma sul trasporto e sull’eliminazione della fenilalanina. È una prospettiva interessante, soprattutto perché potrebbe offrire in futuro un’opzione più semplice da gestire per alcuni pazienti, ma oggi resta una terapia in studio. Anche se i risultati dei trial fossero positivi, serviranno comunque il completamento della sperimentazione, la valutazione regolatoria e i passaggi necessari per l’accesso nei singoli Paesi. È quindi importante parlarne come di una frontiera promettente, ma non come di una soluzione imminente».

La seconda parte dell’evento ha affrontato una delle note più delicate nella gestione della PKU: l’abbandono, o anche solo l’allentamento, della gestione terapeutica. Non sempre si tratta di una rottura improvvisa con il centro metabolico: a volte il percorso si interrompe lentamente, con controlli più diradati, cartoncini saltati, minore attenzione alla dieta, assunzione irregolare delle miscele aminoacidiche o perdita del contatto con l’équipe. Sul tema è intervenuta la Dottoressa Maria Teresa Carbone, Pediatra presso l’AORN Santobono Pausilipon di Napoli e Responsabile U.O. Malattie Metaboliche e Rare della AORN Santobono. «La perdita di controllo metabolico non sempre può essere percepita subito dal paziente. Livelli elevati di fenilalanina possono tradursi in irritabilità, difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, fatica nello studio o nel lavoro e una sensazione di malessere generalizzato che rischia di essere sottovalutata. Per questo mantenere il legame con il centro metabolico è parte integrante della terapia», ha spiegato Carbone.

Gli studi confermano che l’aderenza alla dieta povera di fenilalanina dipende da molti fattori: età, carico pratico della dieta, gestione quotidiana del trattamento, rapporto con il centro metabolico, ma anche aspetti psicologici, familiari e sociali. Una survey italiana pubblicata nel 2024 su Current Medical Research and Opinion, condotta su 241 questionari compilati da 85 pazienti con PKU e 156 caregiver, ha evidenziato una differenza significativa nella percezione dell’aderenza: solo il 22,9% dei pazienti ha riferito una stretta aderenza alla dieta povera di fenilalanina, rispetto al 47,0% dei caregiver. Lo stesso lavoro ha rilevato anche bisogni ancora aperti nella gestione quotidiana della malattia e un forte interesse verso opzioni terapeutiche capaci di offrire maggiore libertà alimentare.

Sara Parolisi, Biologa Nutrizionista presso l’U.O Malattie Metaboliche e Rare dell’AORN Santobono Pausilipon di Napoli ha ricordato che la prevenzione dell’abbandono comincia molto prima dell’adolescenza. «Il percorso dietoterapico deve essere accompagnato dall’educazione e dal coinvolgimento del bambino, fin da piccolo, nel manipolare il cibo, partecipare alla preparazione dei pasti, conoscere gli alimenti, imparare progressivamente a leggere le etichette. Un adolescente più consapevole è un adolescente più capace di scegliere in sicurezza», ha dichiarato Parolisi.

«Per contrastare l’abbandono della terapia e il rifiuto dei controlli è fondamentale coinvolgere attivamente il paziente, rendendolo partecipe della gestione della malattia e delle scelte terapeutiche. L’aderenza, infatti, non significa semplicemente “seguire le prescrizioni del medico”, ma costruire insieme all’équipe un percorso personalizzato, basato sull’età, sui bisogni e sulle caratteristiche del paziente e della famiglia. In questo senso, sono centrali la comunicazione continua con il centro curante e la psicoeducazione: non bisogna dare per scontato che il paziente conosca davvero la propria malattia e le possibilità terapeutiche disponibili. Non significa, quindi, solo spiegare cosa si può mangiare, ma anche ampliare le possibilità, rendere la dieta più sostenibile e favorire la socialità, sempre dentro un percorso controllato e condiviso con il centro metabolico», ha aggiunto Chiara Cazzorla, Psicologa e psicoterapeuta presso la U.O.C. Malattie Metaboliche Ereditarie dell’A.O. di Padova.

Altro tema trattato durante l’edizione di PKU&Noi2026 sono state le differenze regionali nella cura di bambini e adulti, evidenziando la mancanza dei centri di transizioni all’età adulta. Attualmente ne esistono tre e sono quelli di Bologna, Padova e Firenze. «Al momento, afferiscono al nostro centro oltre 100 pazienti adulti con PKU e iperfenilalanina», ha premesso Edoardo Biancalana, internista che si occupa di malattie metaboliche presso l’AOU Careggi. «Non solo provenienti dall’Ospedale Meyer ma anche inviati da altri Centri Pediatrici o dall’Associazione pazienti, a testimonianza dell’urgenza reale di un Centro per Adulti. Qui abbiamo una grande attenzione alle nuove terapie e alle comorbidità della PKU, come il metabolismo osseo, i sintomi intestinali e la salute mentale». Ma, evidenzia Simonetta Menchetti, presidente AMMeC, l’Associazione Malattie Metaboliche Congenite: «Esistono esperienze e tentativi di costruzione di centri dedicati alla presa in carico dell’adulto con malattie metaboliche ereditarie, ma manca ancora una strutturazione omogenea a livello nazionale: anche il centro di Careggi, che rappresenta probabilmente una delle esperienze più avanzate e dispone di una propria organizzazione, pur con alcune criticità ancora aperte, grazie al coinvolgimento delle aziende ospedaliere, della Regione Toscana, a una delibera specifica e a un protocollo d’intesa con l’associazione dei pazienti, evidenzia quanto sarebbe necessario definire criteri minimi nazionali per i percorsi di transizione, dalla formazione dei medici nel metabolismo dell’adulto all’età di avvio del passaggio, dalle convenzioni tra centri pediatrici e centri adulti alla presenza di dietiste, psicologi, specialisti come endocrinologi, infermieri dedicati e personale di Pronto soccorso formato».

Il messaggio emerso da PKU&Noi 2026 è chiaro: la cura della fenilchetonuria è sempre più personalizzata e dispone di strumenti in evoluzione, ma resta fondata su continuità, educazione, relazione con il centro metabolico e presa in carico multidisciplinare. La ricerca apre nuove possibilità, ma la sfida quotidiana è rendere la terapia sostenibile nella vita reale, dall’infanzia all’età adulta. E creare sempre più sinergia su tutto il territorio regionale affinché ci siano più centri dedicati alla transizione all’età adulta.

 

Tutti gli interventi di PKU&Noi2026 sono presenti sul sito pkuenoi.it. L’evento è stato promosso da 8 Associazioni Pazienti (AMMeC, A.P.M.M.C., Cometa ASMME, A.ME.GE.P. Domenico Campanella, IRIS Associazione Siciliana, Cometa Emilia-Romagna, AISMME, L’APE APS Associazione PKU e….) e organizzato da ATSTRAT. I gold sponsor Vitaflo e PIAM, e i silver sponsor Cambrooke e PTC Therapeutics, hanno dato un contributo non condizionante. L’incontro annuale sulla Fenilchetonuria ha ricevuto il patrocino dell’ISS, delle società scientifiche SIMMESN, SINUPE e di UNIAMO la Federazione Italiana Malattie Rare.

 

a cura della redazione

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Written by giovanni47

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